– Il contributo sottolinea le problematiche di alcune aree nelle quali il paesaggio assume i caratteri della promiscuità/complessità a causa della concomitanza di dinamiche territoriali che, pur insistendo sugli stessi luoghi, hanno traiettorie divergenti. Alcuni fenomeni urbani, sociali ed economici che, di fatto, investono i sistemi locali determinano la convivenza tra espansione demografica e innovazione produttiva, da un lato, e conseguenti processi di dismissione e di abbandono, dall’altro. Si tratta, evidentemente, di passaggi fisiologici, connessi con la crescita o la naturale evoluzione dei luoghi ma rispetto ai quali la mancata regolazione dei processi può compromettere i valori identitari e culturali ed essi collegati. La risultante è un frattura funzionale della trama territoriale all’interno della quale anche il paesaggio risulta irrimediabilmente compromesso. La lente di osservazione specifica è rivolta alla prospettiva di aree particolarmente vocate dal punto di vista agricolo, caratterizzate tuttavia dalla forte contraddizione di essere contemporaneamente ambiti territoriali destinati a produzioni intensive ed avanzate e sede di alcune filiere che, avendo perso valore di mercato, sono state inesorabilmente abbandonate, lasciando tracce materiali e immateriali del loro trascorso collettivo ed economico. La spaccatura a cui si fa riferimento deriva dalle trasformazioni territoriali che, per effetto di dinamiche di ordine superiore e di processi di governance alla scala locale, determinano una discrasia molto evidente che assegna ad alcuni sistemi territoriali una connotazione ibrida e tutto sommato inadeguata alle potenzialità esistenti, con una debole visione strategica rispetto alle vocazioni storiche dei luoghi. Un esempio emblematico, in tal senso, è costituito dalla Piana de Sele, a ridosso della SP 417 Aversana, la principale direttrice di collegamento tra la costa Sud della provincia di Salerno e la città capoluogo. Ciò che si intendere mettere in evidenza, per l’area selezionata, è la presenza di un dualismo, che è evidente dal punto di vista paesaggistico, nella misura in cui la trama muta progressivamente attraverso il suo procedere in una alternanza di un’interazione tra territorio e attività umane, ma è, sostanzialmente, di derivazione funzionale ed economica. Per un verso, sono attive filiere agroalimentari consistenti nell’estensione aziendale e nella produzione oltre che, alcune di esse, all’avanguardia rispetto al mercato ortofrutticolo nazionale ed internazionale. Dall’altro la caratterizzazione diffusa sembra essere quella della dismissione derivata dal processo di abbandono che lega le realtà rurali a quelle urbane, dove la terra continua ad essere lavorata, ma non è più vissuta in termini di aggregazione civile e sociale. Sono sparite alcune figure professionali di vecchia tradizione collegate alle attività delle masserie le quali, non avendo più ragione di esistere, sono state lentamente lasciate alla condizione di ruderi, a testimonianza di un periodo storico in cui il rapporto tra l’uomo e la terra era un valore culturale ma che, per effetto di logiche di mercato, è praticamente scomparso. Alla luce di questa breve premessa si è tentato di rappresentare e di comprendere lo scenario della zona identificata, applicando un modello di analisi in grado di ricomporre il mosaico locale connesso con l’agricoltura e ricollocare le tracce di un passato produttivo al contesto contemporaneo in relazione a dinamiche geomorfologiche, utilizzo del suolo, carico antropico, capacità ricettiva e rete della mobilità. Lo scopo è quello di dare evidenza al potenziale culturale del comparto, inteso come patrimonio storico diffuso, all’interno di un paesaggio ancora interessato da produzioni di qualità, sia agricole che zootecniche, con una buona capacità di attrazione turistica, legata alla risorsa mare e alla presenza di importanti attrattori culturali.

Tracce di dismissione in aree a forte vocazione agricola: le contraddizioni della Piana del Sele

Teresa Amodio
2021

Abstract

– Il contributo sottolinea le problematiche di alcune aree nelle quali il paesaggio assume i caratteri della promiscuità/complessità a causa della concomitanza di dinamiche territoriali che, pur insistendo sugli stessi luoghi, hanno traiettorie divergenti. Alcuni fenomeni urbani, sociali ed economici che, di fatto, investono i sistemi locali determinano la convivenza tra espansione demografica e innovazione produttiva, da un lato, e conseguenti processi di dismissione e di abbandono, dall’altro. Si tratta, evidentemente, di passaggi fisiologici, connessi con la crescita o la naturale evoluzione dei luoghi ma rispetto ai quali la mancata regolazione dei processi può compromettere i valori identitari e culturali ed essi collegati. La risultante è un frattura funzionale della trama territoriale all’interno della quale anche il paesaggio risulta irrimediabilmente compromesso. La lente di osservazione specifica è rivolta alla prospettiva di aree particolarmente vocate dal punto di vista agricolo, caratterizzate tuttavia dalla forte contraddizione di essere contemporaneamente ambiti territoriali destinati a produzioni intensive ed avanzate e sede di alcune filiere che, avendo perso valore di mercato, sono state inesorabilmente abbandonate, lasciando tracce materiali e immateriali del loro trascorso collettivo ed economico. La spaccatura a cui si fa riferimento deriva dalle trasformazioni territoriali che, per effetto di dinamiche di ordine superiore e di processi di governance alla scala locale, determinano una discrasia molto evidente che assegna ad alcuni sistemi territoriali una connotazione ibrida e tutto sommato inadeguata alle potenzialità esistenti, con una debole visione strategica rispetto alle vocazioni storiche dei luoghi. Un esempio emblematico, in tal senso, è costituito dalla Piana de Sele, a ridosso della SP 417 Aversana, la principale direttrice di collegamento tra la costa Sud della provincia di Salerno e la città capoluogo. Ciò che si intendere mettere in evidenza, per l’area selezionata, è la presenza di un dualismo, che è evidente dal punto di vista paesaggistico, nella misura in cui la trama muta progressivamente attraverso il suo procedere in una alternanza di un’interazione tra territorio e attività umane, ma è, sostanzialmente, di derivazione funzionale ed economica. Per un verso, sono attive filiere agroalimentari consistenti nell’estensione aziendale e nella produzione oltre che, alcune di esse, all’avanguardia rispetto al mercato ortofrutticolo nazionale ed internazionale. Dall’altro la caratterizzazione diffusa sembra essere quella della dismissione derivata dal processo di abbandono che lega le realtà rurali a quelle urbane, dove la terra continua ad essere lavorata, ma non è più vissuta in termini di aggregazione civile e sociale. Sono sparite alcune figure professionali di vecchia tradizione collegate alle attività delle masserie le quali, non avendo più ragione di esistere, sono state lentamente lasciate alla condizione di ruderi, a testimonianza di un periodo storico in cui il rapporto tra l’uomo e la terra era un valore culturale ma che, per effetto di logiche di mercato, è praticamente scomparso. Alla luce di questa breve premessa si è tentato di rappresentare e di comprendere lo scenario della zona identificata, applicando un modello di analisi in grado di ricomporre il mosaico locale connesso con l’agricoltura e ricollocare le tracce di un passato produttivo al contesto contemporaneo in relazione a dinamiche geomorfologiche, utilizzo del suolo, carico antropico, capacità ricettiva e rete della mobilità. Lo scopo è quello di dare evidenza al potenziale culturale del comparto, inteso come patrimonio storico diffuso, all’interno di un paesaggio ancora interessato da produzioni di qualità, sia agricole che zootecniche, con una buona capacità di attrazione turistica, legata alla risorsa mare e alla presenza di importanti attrattori culturali.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11386/4769766
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