La città contemporanea, luogo di co-presenza di mille figure sociali e di altrettante tribù metropolitane (Maffesoli, 1988), è simbolo di profonde contraddizioni: da un lato, rimane il riferimento per eccellenza, quello che offre molteplici opportunità, ma nel quale - in misura sempre più crescente – il legame solidale tra i cittadini si va rapidamente sfaldando, alimentando comportamenti sociali iper-individualistici che generano fenomeni di diversificazione, discriminazione e segmentazione. Di fatto, l’attuale spazio urbano risulta parcellizzato in molteplici aree funzionalmente isolate tra loro le quali esasperano qualsiasi forma di chiusura e delimitazione, compromettendo lo stesso patto sociale che sorregge la comune convivenza ed acuendo, in tal modo, la distanza sociale. Alle radici della questione urbana (Secchi, 2009) vi è prima di tutto un problema di carattere culturale: è necessario, per individuare nuove e possibili sinergie tra urbs e civitas in grado di innescare processi di integrazione, confrontarsi, tra l’altro, con il fenomeno della marginalità nelle sue diverse sfaccettature che spesso genera, all’interno di uno stesso contesto, aree periferiche che non partecipano alle logiche funzionali del complesso organismo urbano. Sulla base di quanto appena esposto, il presente contributo intende riflettere su una specifica iniziativa intrapresa nei Quartieri Spagnoli di Napoli che, alla storica contrapposizione centro-periferia, risponde non solo attraverso un’adeguata distribuzione di servizi e funzioni indispensabili ai cittadini per ritrovare i tempi e gli spazi del vivere quotidiano, ma anche attraverso la rigenerazione del capitale sociale, territoriale e culturale del quartiere, trasformandolo in una preziosa riserva di resilienza (Carta, 2013) su cui puntare per una complessiva riconversione e trasformazioni del sistema urbano.

I Quartieri Spagnoli: da incubatori di idee a laboratori di azioni per una rigenerazione della città di Napoli

Germana Citarella
2021

Abstract

La città contemporanea, luogo di co-presenza di mille figure sociali e di altrettante tribù metropolitane (Maffesoli, 1988), è simbolo di profonde contraddizioni: da un lato, rimane il riferimento per eccellenza, quello che offre molteplici opportunità, ma nel quale - in misura sempre più crescente – il legame solidale tra i cittadini si va rapidamente sfaldando, alimentando comportamenti sociali iper-individualistici che generano fenomeni di diversificazione, discriminazione e segmentazione. Di fatto, l’attuale spazio urbano risulta parcellizzato in molteplici aree funzionalmente isolate tra loro le quali esasperano qualsiasi forma di chiusura e delimitazione, compromettendo lo stesso patto sociale che sorregge la comune convivenza ed acuendo, in tal modo, la distanza sociale. Alle radici della questione urbana (Secchi, 2009) vi è prima di tutto un problema di carattere culturale: è necessario, per individuare nuove e possibili sinergie tra urbs e civitas in grado di innescare processi di integrazione, confrontarsi, tra l’altro, con il fenomeno della marginalità nelle sue diverse sfaccettature che spesso genera, all’interno di uno stesso contesto, aree periferiche che non partecipano alle logiche funzionali del complesso organismo urbano. Sulla base di quanto appena esposto, il presente contributo intende riflettere su una specifica iniziativa intrapresa nei Quartieri Spagnoli di Napoli che, alla storica contrapposizione centro-periferia, risponde non solo attraverso un’adeguata distribuzione di servizi e funzioni indispensabili ai cittadini per ritrovare i tempi e gli spazi del vivere quotidiano, ma anche attraverso la rigenerazione del capitale sociale, territoriale e culturale del quartiere, trasformandolo in una preziosa riserva di resilienza (Carta, 2013) su cui puntare per una complessiva riconversione e trasformazioni del sistema urbano.
978-88-90892684
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