L’iscrizione di un luogo nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO (acronimo che indica la United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, in italiano l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) impone agli attori istituzionali incaricati della sua gestione di conciliare la tutela dei valori patrimoniali tangibili e intangibili del sito con lo sviluppo della società locale, la cui esistenza non può svolgersi in un ambiente statico e museificato. È un obiettivo ambizioso e difficile da attuare. Per la loro unicità e rappresentatività i siti UNESCO sono, infatti, aree a forte attrattività turistica. Tuttavia, la crescita dei visitatori indotta dal riconoscimento può, se non adeguatamente governata, favorire la mercificazione del bene tutelato, e minacciarne la conservazione. Il turismo di massa tende, infatti, a modificare l’organizzazione sociospaziale dei luoghi, trasformandoli in spazi di consumo e di svago dedicati al turista, una sorta di colonizzazione turistica che tende a generare esternalità negative sia sul piano ambientale che sociale. Il capitolo affronta tali questioni sia sotto il profilo teorico-metodologico, sia dal punto di vista empirico. Nella prima parte sono sinteticamente descritti metodi e criteri della World Heritage List, sono introdotti i concetti di patrimonio dell’umanità e di paesaggio storico urbano ed è affrontata la questione delle ricadute territoriali del riconoscimento, con un particolare focus sul rischio di turistificazione. A livello metodologico sono presentati alcuni percorsi analitici utilizzabili per identificare minacce e opportunità derivanti dal “marchio” UNESCO. I concetti e gli strumenti delineati nella prima parte del capitolo trovano applicazione nel caso di studio dedicato a Napoli e al suo centro storico, Patrimonio Mondiale dell’Umanità dal 1995, in modo da comprendere e valutare empiricamente l’attrattività del riconoscimento UNESCO e le sue ricadute territoriali.

Il riconoscimento UNESCO come driver di attrattività territoriale

G. Iovino
2022

Abstract

L’iscrizione di un luogo nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO (acronimo che indica la United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, in italiano l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) impone agli attori istituzionali incaricati della sua gestione di conciliare la tutela dei valori patrimoniali tangibili e intangibili del sito con lo sviluppo della società locale, la cui esistenza non può svolgersi in un ambiente statico e museificato. È un obiettivo ambizioso e difficile da attuare. Per la loro unicità e rappresentatività i siti UNESCO sono, infatti, aree a forte attrattività turistica. Tuttavia, la crescita dei visitatori indotta dal riconoscimento può, se non adeguatamente governata, favorire la mercificazione del bene tutelato, e minacciarne la conservazione. Il turismo di massa tende, infatti, a modificare l’organizzazione sociospaziale dei luoghi, trasformandoli in spazi di consumo e di svago dedicati al turista, una sorta di colonizzazione turistica che tende a generare esternalità negative sia sul piano ambientale che sociale. Il capitolo affronta tali questioni sia sotto il profilo teorico-metodologico, sia dal punto di vista empirico. Nella prima parte sono sinteticamente descritti metodi e criteri della World Heritage List, sono introdotti i concetti di patrimonio dell’umanità e di paesaggio storico urbano ed è affrontata la questione delle ricadute territoriali del riconoscimento, con un particolare focus sul rischio di turistificazione. A livello metodologico sono presentati alcuni percorsi analitici utilizzabili per identificare minacce e opportunità derivanti dal “marchio” UNESCO. I concetti e gli strumenti delineati nella prima parte del capitolo trovano applicazione nel caso di studio dedicato a Napoli e al suo centro storico, Patrimonio Mondiale dell’Umanità dal 1995, in modo da comprendere e valutare empiricamente l’attrattività del riconoscimento UNESCO e le sue ricadute territoriali.
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