Il saggio affronta la prima rappresentazione italiana di 4:48 Psychosis che, a differenza degli altri testi, ha una storia diversa che non tiene conto del percorso italiano delle altre opere della drammaturga inglese. Il 15 settembre 2001 il Festival Benevento Città Spettacolo (diretto da Maurizio Costanzo che però affida la sezione teatrale a Rodolfo Di Giammarco) ospita il debutto italiano dell’ultima opera di Sarah Kane, grazie ad una produzione del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. L’opera prevede la regia di Pierpaolo Sepe, l’interpretazione solista di Monica Nappo e la traduzione inedita di Gian Maria Cervo. 4:48 Psychosis può contare su un pubblico preparato e in attesa, ma di certo si tratta di un esperimento rischioso operato da un gruppo di giovani artisti in una fase intensa della propria formazione all’alba del terzo millennio. Dunque, la prima italiana presenta due caratteristiche divergenti: la scelta di una traduzione diversa da quella consacrata come ufficiale (sia per la collaborazione diretta della traduttrice Barbara Nativi con il Royal Court, che per la veste editoriale), e l’impostazione del testo come monologo. L’allestimento rappresenta un’esperienza collettiva, un’avventura coraggiosa che parte da un gruppo di artisti da tempo orientati all’esplorazione dei linguaggi espressivi e all’ascolto delle voci provenienti dall’estero.

4:48 Psychosis: il debutto italiano

Annamaria Sapienza
2022

Abstract

Il saggio affronta la prima rappresentazione italiana di 4:48 Psychosis che, a differenza degli altri testi, ha una storia diversa che non tiene conto del percorso italiano delle altre opere della drammaturga inglese. Il 15 settembre 2001 il Festival Benevento Città Spettacolo (diretto da Maurizio Costanzo che però affida la sezione teatrale a Rodolfo Di Giammarco) ospita il debutto italiano dell’ultima opera di Sarah Kane, grazie ad una produzione del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. L’opera prevede la regia di Pierpaolo Sepe, l’interpretazione solista di Monica Nappo e la traduzione inedita di Gian Maria Cervo. 4:48 Psychosis può contare su un pubblico preparato e in attesa, ma di certo si tratta di un esperimento rischioso operato da un gruppo di giovani artisti in una fase intensa della propria formazione all’alba del terzo millennio. Dunque, la prima italiana presenta due caratteristiche divergenti: la scelta di una traduzione diversa da quella consacrata come ufficiale (sia per la collaborazione diretta della traduttrice Barbara Nativi con il Royal Court, che per la veste editoriale), e l’impostazione del testo come monologo. L’allestimento rappresenta un’esperienza collettiva, un’avventura coraggiosa che parte da un gruppo di artisti da tempo orientati all’esplorazione dei linguaggi espressivi e all’ascolto delle voci provenienti dall’estero.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4809388
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