Nel 1412, con l'avvento della dinastia di Trastamara sul trono aragonese, la Sicilia perse definitivamente la propria indipendenza e divenne parte della Corona d'Aragona. Le istituzioni siciliane furono quindi riformate e il loro funzionamento adeguato alle esigenze dei nuovi sovrani, ma l'intervento regio si riverberò anche sui sistemi legati alla conservazione delle scritture pubbliche, sia al centro sia nelle periferie, in considerazione del fatto che l'accesso e la gestione dell'informazione rappresentava uno strumento essenziale per il controllo a distanza dell'isola. I sovrani provvidero quindi alla concentrazione delle magistrature centrali e dei loro archivi a Palermo, presso palazzo Steri ed emanarono una serie di disposizioni che imponevano agli ufficiali il versamento degli archivi – che tal volta erano gestiti alla stregua di una proprietà privata – presso alcuni depositi centrali. Nel contempo, fu sviluppato un sistema pluriarchivistico, sulla base del quale Maestri Notai di ciascuna magistratura erano investiti di funzioni archivistiche e gestivano personalmente i diversi depositi documentari prodotti dagli uffici. Solamente nel caso dell'organo giudiziario della Magna Regia Curia – e in conseguenza della complessa attività di questa magistratura – si mantenne la figura di un vero e proprio archivarius . I Maestri Notai, per lo più esponenti delle élite cittadine dell'isola e in possesso di competenze tecniche derivanti principalmente dalla loro attività in Cancelleria – ma in alcune circostanze anche dall’attività notarile – rappresentavano il vertice ‘tecnico’ delle ca ncellerie amministrative. Essi erano gli elementi che godevano della maggiore fiducia da parte dei governanti e dei titolari delle magistrature, e proprio per questo erano investiti – ma anche premiati per via degli introiti che ne derivavano – della responsabilità di tenere gli archivi. I Maestri Notai non solo si occupavano materialmente della conservazione delle carte, ma si preoccupavano anche di aggiornare i sistemi di registrazione esistenti, allo scopo di rendere fruibili gli archivi. Nel corso del Quattrocento, l'interesse della Corona per l'amministrazione degli archivi e l'efficente gestione delle scritture da parte degli ufficiali incaricati, permisero quindi lo sviluppo di un sistema archivistico funzionale alle esigenze della monarchia e al governo dell'isola, testimoniato peraltro dalla continuità nell'uso di queste pratiche archivistiche nei secoli successivi e dalle centinaia di registri sopravvissuti per il secolo XV e oggi conservati presso l'Archivio di Stato di Palermo.

Archivi senza archivisti. I Maestri notai e la gestione delle scritture nel Regno di Sicilia (prima metà XV sec.)

SILVESTRI A
2015-01-01

Abstract

Nel 1412, con l'avvento della dinastia di Trastamara sul trono aragonese, la Sicilia perse definitivamente la propria indipendenza e divenne parte della Corona d'Aragona. Le istituzioni siciliane furono quindi riformate e il loro funzionamento adeguato alle esigenze dei nuovi sovrani, ma l'intervento regio si riverberò anche sui sistemi legati alla conservazione delle scritture pubbliche, sia al centro sia nelle periferie, in considerazione del fatto che l'accesso e la gestione dell'informazione rappresentava uno strumento essenziale per il controllo a distanza dell'isola. I sovrani provvidero quindi alla concentrazione delle magistrature centrali e dei loro archivi a Palermo, presso palazzo Steri ed emanarono una serie di disposizioni che imponevano agli ufficiali il versamento degli archivi – che tal volta erano gestiti alla stregua di una proprietà privata – presso alcuni depositi centrali. Nel contempo, fu sviluppato un sistema pluriarchivistico, sulla base del quale Maestri Notai di ciascuna magistratura erano investiti di funzioni archivistiche e gestivano personalmente i diversi depositi documentari prodotti dagli uffici. Solamente nel caso dell'organo giudiziario della Magna Regia Curia – e in conseguenza della complessa attività di questa magistratura – si mantenne la figura di un vero e proprio archivarius . I Maestri Notai, per lo più esponenti delle élite cittadine dell'isola e in possesso di competenze tecniche derivanti principalmente dalla loro attività in Cancelleria – ma in alcune circostanze anche dall’attività notarile – rappresentavano il vertice ‘tecnico’ delle ca ncellerie amministrative. Essi erano gli elementi che godevano della maggiore fiducia da parte dei governanti e dei titolari delle magistrature, e proprio per questo erano investiti – ma anche premiati per via degli introiti che ne derivavano – della responsabilità di tenere gli archivi. I Maestri Notai non solo si occupavano materialmente della conservazione delle carte, ma si preoccupavano anche di aggiornare i sistemi di registrazione esistenti, allo scopo di rendere fruibili gli archivi. Nel corso del Quattrocento, l'interesse della Corona per l'amministrazione degli archivi e l'efficente gestione delle scritture da parte degli ufficiali incaricati, permisero quindi lo sviluppo di un sistema archivistico funzionale alle esigenze della monarchia e al governo dell'isola, testimoniato peraltro dalla continuità nell'uso di queste pratiche archivistiche nei secoli successivi e dalle centinaia di registri sopravvissuti per il secolo XV e oggi conservati presso l'Archivio di Stato di Palermo.
978-88-6728-457-3
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