Il saggio si apre su Jacopo Ortis lettore dei Sepolcri, gioco finzionale che serve a inquadrare il personaggio-eteronimo e il suo autore, intellettuali radicali sulla scena della scrittura e nel teatro del mondo. Sempre alla ricerca di una adeguatezza ai suoi tempi storici, Foscolo fa circolare, nei Sepolcri, i materiali dei quali si serve tra azione pubblica e romanzo, a cominciare da Plutarco, letto nella declinazione alfieriana, dal quale trae la necessaria consolazione per sopportare le sciagure umane, la dimensione oratoria per scriverne e la forza interiore per agire nel mondo. Gli impasti linguistici tra Lucrezio, Vico e Machiavelli ci restituiscono il materialismo foscoliano e la sua visione della storia, all’interno della quale si ergono l’Ettore omerico, difensore della patria e eroe sconfitto, e Aiace, vittima dell’astuzia del potere. A questo punto Jacopo Ortis, lettore dei Sepolcri, si trova faccia a faccia con il sublime romantico del suo autore: stile eccelso e cuore messo a nudo. Vale a dire quello che qui abbiamo definito “classicismo cicatricoso”, una scrittura che ha acquisito la capacità di rendere conto delle affezioni del corpo umano e contemporaneamente di quello sociale: è così che vediamo la grande tragedia dell’intellettuale rivoluzionario costretto a regredire a ribelle.

Foscolo, Ettore e Plutarco: Jacopo Ortis lettore dei Sepolcri

Erminio Risso
2020-01-01

Abstract

Il saggio si apre su Jacopo Ortis lettore dei Sepolcri, gioco finzionale che serve a inquadrare il personaggio-eteronimo e il suo autore, intellettuali radicali sulla scena della scrittura e nel teatro del mondo. Sempre alla ricerca di una adeguatezza ai suoi tempi storici, Foscolo fa circolare, nei Sepolcri, i materiali dei quali si serve tra azione pubblica e romanzo, a cominciare da Plutarco, letto nella declinazione alfieriana, dal quale trae la necessaria consolazione per sopportare le sciagure umane, la dimensione oratoria per scriverne e la forza interiore per agire nel mondo. Gli impasti linguistici tra Lucrezio, Vico e Machiavelli ci restituiscono il materialismo foscoliano e la sua visione della storia, all’interno della quale si ergono l’Ettore omerico, difensore della patria e eroe sconfitto, e Aiace, vittima dell’astuzia del potere. A questo punto Jacopo Ortis, lettore dei Sepolcri, si trova faccia a faccia con il sublime romantico del suo autore: stile eccelso e cuore messo a nudo. Vale a dire quello che qui abbiamo definito “classicismo cicatricoso”, una scrittura che ha acquisito la capacità di rendere conto delle affezioni del corpo umano e contemporaneamente di quello sociale: è così che vediamo la grande tragedia dell’intellettuale rivoluzionario costretto a regredire a ribelle.
2020
978-88-5756-530-9
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4831716
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