L'articolo approfondisce le forme di rappresentazione funeraria del genere, in particolare di quello femminile, nelle poleis della Magna Grecia. Il lavoro si apre con una nota introduttiva nelle quale sono puntualizzati alcuni aspetti di carattere metodologico nella lettura dei contesti funerari, evidenziando l'esigenza di considerare la 'tomba' come uno sistema strutturato di segni la cui decodifica non può essere risolta con la lettura semplificata delle associazioni di oggetti, come dimostrano alcuni esempi selezionati da necropoli della Campania preromana (Pithecusa, Pontecagnano, Monte Vetrano, Calatia). Sono quindi esaminate forme di rappresentazione funeraria della donna presso alcune poleis della Magna Grecia. Nel complesso il genere pare scarsamente marcato nella fase più antica (VII e buona parte del VI sec. a.C.), come dimostrano i casi di Taranto, Locri, Metaponto e Poseidonia, al netto di contesti eccezionali quali le tombe monumentali di Crucinia a Metaponto. Quanto alla donna, si possono forse individuare due aspetti che informano in maniera ricorrente la sua rappresentazione nella tomba. Essa condivide il trattamento riservato all’uomo per quanto riguarda i vasi legati alla ritualità funeraria, come per esempio dimostra la ricorrenza della lekythos, e l’assenza di rimandi alle attività produttive. Quando ci si discosta da questa forma di rappresentazione, in relazione alla classe di età e allo status, sono la bellezza e la carica seduttiva a essere marcati attraverso lo specchio e gli ornamenti, a evocare il ruolo di sposa che compete alla donna nella costruzione sociale della polis.
Le necropoli: visibilità, identità sociali, mobilità
Carmine Pellegrino
2025
Abstract
L'articolo approfondisce le forme di rappresentazione funeraria del genere, in particolare di quello femminile, nelle poleis della Magna Grecia. Il lavoro si apre con una nota introduttiva nelle quale sono puntualizzati alcuni aspetti di carattere metodologico nella lettura dei contesti funerari, evidenziando l'esigenza di considerare la 'tomba' come uno sistema strutturato di segni la cui decodifica non può essere risolta con la lettura semplificata delle associazioni di oggetti, come dimostrano alcuni esempi selezionati da necropoli della Campania preromana (Pithecusa, Pontecagnano, Monte Vetrano, Calatia). Sono quindi esaminate forme di rappresentazione funeraria della donna presso alcune poleis della Magna Grecia. Nel complesso il genere pare scarsamente marcato nella fase più antica (VII e buona parte del VI sec. a.C.), come dimostrano i casi di Taranto, Locri, Metaponto e Poseidonia, al netto di contesti eccezionali quali le tombe monumentali di Crucinia a Metaponto. Quanto alla donna, si possono forse individuare due aspetti che informano in maniera ricorrente la sua rappresentazione nella tomba. Essa condivide il trattamento riservato all’uomo per quanto riguarda i vasi legati alla ritualità funeraria, come per esempio dimostra la ricorrenza della lekythos, e l’assenza di rimandi alle attività produttive. Quando ci si discosta da questa forma di rappresentazione, in relazione alla classe di età e allo status, sono la bellezza e la carica seduttiva a essere marcati attraverso lo specchio e gli ornamenti, a evocare il ruolo di sposa che compete alla donna nella costruzione sociale della polis.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


