Studi sugli effetti pratici delle politiche nel settore dell’energia hanno ritenuto che il Green Deal dell'Unione europea non sia stato invero coerente con le proprie finalità sociali, risultando in larga misura «gender blind». Del resto, i progetti di energia rinnovabile non contribuiscono intrinsecamente all’uguaglianza di genere, in quanto gli interventi tecnologici non affrontano le sfide strutturali insite nei più disparati contesti socioculturali e socioeconomici. Recentemente, nel 2024, la stessa Unione europea ha ammesso come la politica energetica, specie in tema di sicurezza di approvvigionamento, «richiede un approccio specifico di genere; sottolinea[ndo] che la povertà energetica colpisce in modo sproporzionato le donne e le ragazze» (2023/2073(INI), par. 6). Pertanto, alla luce di quanto riportato, il contributo include dapprima una descrizione delle Comunità energetiche rinnovabili, fornendo un inquadramento di queste nella più ampia legislazione europea volta alla transizione energetica ed evidenziandone gli obiettivi, almeno in astratto, democratici. A far seguito, l’elaborato intende portare avanti il proprio ragionamento mediante l’illustrazione delle principali criticità riscontrate all’interno della prassi degli operatori energetici, ovvero la ridotta rappresentanza e lo scarso coinvolgimento di soggetti di sesso femminile nelle CER, delineando una serie di questioni giuridiche legate all’incoerenza rispetto alle politiche di pari opportunità dell’Unione europea - su tutte il rischio di una discriminazione "indiretta" e "di fatto". Da ciò, si ritiene, deriva la necessità non soltanto di fotografare criticamente l’attuale realtà, ma anche di suggerire soluzioni in linea con l’attuale strumentazione giuridica dell’Unione, come pure con la sua legislazione esistente e pregressa. Tale è il contenuto dell’ultima sezione posta a conclusione del presente elaborato.
Le comunità di energia rinnovabile: uno sviluppo economico-ambientale dell’Unione europea incoerente con le pari opportunità?
S. Busillo
2026
Abstract
Studi sugli effetti pratici delle politiche nel settore dell’energia hanno ritenuto che il Green Deal dell'Unione europea non sia stato invero coerente con le proprie finalità sociali, risultando in larga misura «gender blind». Del resto, i progetti di energia rinnovabile non contribuiscono intrinsecamente all’uguaglianza di genere, in quanto gli interventi tecnologici non affrontano le sfide strutturali insite nei più disparati contesti socioculturali e socioeconomici. Recentemente, nel 2024, la stessa Unione europea ha ammesso come la politica energetica, specie in tema di sicurezza di approvvigionamento, «richiede un approccio specifico di genere; sottolinea[ndo] che la povertà energetica colpisce in modo sproporzionato le donne e le ragazze» (2023/2073(INI), par. 6). Pertanto, alla luce di quanto riportato, il contributo include dapprima una descrizione delle Comunità energetiche rinnovabili, fornendo un inquadramento di queste nella più ampia legislazione europea volta alla transizione energetica ed evidenziandone gli obiettivi, almeno in astratto, democratici. A far seguito, l’elaborato intende portare avanti il proprio ragionamento mediante l’illustrazione delle principali criticità riscontrate all’interno della prassi degli operatori energetici, ovvero la ridotta rappresentanza e lo scarso coinvolgimento di soggetti di sesso femminile nelle CER, delineando una serie di questioni giuridiche legate all’incoerenza rispetto alle politiche di pari opportunità dell’Unione europea - su tutte il rischio di una discriminazione "indiretta" e "di fatto". Da ciò, si ritiene, deriva la necessità non soltanto di fotografare criticamente l’attuale realtà, ma anche di suggerire soluzioni in linea con l’attuale strumentazione giuridica dell’Unione, come pure con la sua legislazione esistente e pregressa. Tale è il contenuto dell’ultima sezione posta a conclusione del presente elaborato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


