La condizione di ‘sonnambuli’ registrata dal Censis ci sembra chia-mare in causa tutto il dibattito sul tema del benessere e sulle politiche e le azioni che da tempo se ne occupano a partire da differenti prospetti-ve: infatti, poiché appare chiaro che il sistema del welfare non è in gra-do di arginare le criticità evidenziate dai Rapporti, è necessario raffor-zare percorsi alternativi o integrativi per incrementare i livelli di benes-sere sociale – dalle proposte in tema di welfare di comunità ai processi di riqualificazione dei territori e di rigenerazione urbana. In effetti, a partire dagli anni Ottanta e Novanta e sulla scorta principalmente di al-cune iniziative importanti soprattutto nelle aree ex industriali del Nord Europa, è cresciuta l’attenzione sulla dimensione culturale del benesse-re e sul ruolo strategico svolto dalla creatività, dall’arte e dalla cultura nelle politiche sociali: la cultura è infatti riconosciuta come un “soft fac-tor” capace di generare benessere, integrazione, riduzione delle dispari-tà. Soprattutto, e al fine di assicurare un incremento del benessere so-ciale, si è rafforzato sempre più l’intreccio tra i progetti su base cultura-le e quelli orientati alla riqualificazione e rigenerazione urbana. Tutta-via, discutere delle politiche culture-led e del loro impatto in termini di pratiche e di risultati è tutt’altro che semplice: da un lato vi sono molte-plici interessi in gioco, dalle amministrazioni locali ai differenti stake-holder; dall’altro, la letteratura che se ne occupa spazia dalla geografia alla politica culturale e agli urban studies con inevitabili differenze in termini di prospettive. Dal punto di vista dell’approccio dei cultural studies, all’interno del quale si colloca il presente contributo, la rigene-razione urbana su base culturale rappresenta un crocevia di visioni dif-ficili da integrare poiché si fonda su due dimensioni – città e cultura – già di per sé semanticamente complesse nonostante le politiche tentino di promuoverne una lettura semplificata al fine di livellarne il portato conflittuale e ignorarne i necessari processi di negoziazione. Pertanto, attraverso una ricognizione dei critical urban studies che negli ultimi decenni si sono occupati di rigenerazione su base culturale e sulla scor-ta degli strumenti della critical discourse analysis, in questo contributo proviamo a discutere della narrazione dominante sul tema. Come si ve-drà, è possibile identificare una retorica sulla città e sulla sua rigenera-zione culturale particolarmente orientata a una visione aziendalistica: a nostro avviso, tale retorica può essere letta come un continuum del di-scorso costruito attorno alle smart cities mostrando le stesse debolezze e criticità.

"Contro l’inerzia dei sonnambuli: analisi critica del discorso sulla rigenerazione urbana"

NAPOLI ANTONELLA
In corso di stampa

Abstract

La condizione di ‘sonnambuli’ registrata dal Censis ci sembra chia-mare in causa tutto il dibattito sul tema del benessere e sulle politiche e le azioni che da tempo se ne occupano a partire da differenti prospetti-ve: infatti, poiché appare chiaro che il sistema del welfare non è in gra-do di arginare le criticità evidenziate dai Rapporti, è necessario raffor-zare percorsi alternativi o integrativi per incrementare i livelli di benes-sere sociale – dalle proposte in tema di welfare di comunità ai processi di riqualificazione dei territori e di rigenerazione urbana. In effetti, a partire dagli anni Ottanta e Novanta e sulla scorta principalmente di al-cune iniziative importanti soprattutto nelle aree ex industriali del Nord Europa, è cresciuta l’attenzione sulla dimensione culturale del benesse-re e sul ruolo strategico svolto dalla creatività, dall’arte e dalla cultura nelle politiche sociali: la cultura è infatti riconosciuta come un “soft fac-tor” capace di generare benessere, integrazione, riduzione delle dispari-tà. Soprattutto, e al fine di assicurare un incremento del benessere so-ciale, si è rafforzato sempre più l’intreccio tra i progetti su base cultura-le e quelli orientati alla riqualificazione e rigenerazione urbana. Tutta-via, discutere delle politiche culture-led e del loro impatto in termini di pratiche e di risultati è tutt’altro che semplice: da un lato vi sono molte-plici interessi in gioco, dalle amministrazioni locali ai differenti stake-holder; dall’altro, la letteratura che se ne occupa spazia dalla geografia alla politica culturale e agli urban studies con inevitabili differenze in termini di prospettive. Dal punto di vista dell’approccio dei cultural studies, all’interno del quale si colloca il presente contributo, la rigene-razione urbana su base culturale rappresenta un crocevia di visioni dif-ficili da integrare poiché si fonda su due dimensioni – città e cultura – già di per sé semanticamente complesse nonostante le politiche tentino di promuoverne una lettura semplificata al fine di livellarne il portato conflittuale e ignorarne i necessari processi di negoziazione. Pertanto, attraverso una ricognizione dei critical urban studies che negli ultimi decenni si sono occupati di rigenerazione su base culturale e sulla scor-ta degli strumenti della critical discourse analysis, in questo contributo proviamo a discutere della narrazione dominante sul tema. Come si ve-drà, è possibile identificare una retorica sulla città e sulla sua rigenera-zione culturale particolarmente orientata a una visione aziendalistica: a nostro avviso, tale retorica può essere letta come un continuum del di-scorso costruito attorno alle smart cities mostrando le stesse debolezze e criticità.
In corso di stampa
9791256155583
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4947315
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