Il contributo analizza l'evoluzione della percezione del grattacielo americano nella storiografia architettonica italiana attraverso le principali riviste specializzate del Novecento. A partire dagli anni Venti, in seguito al concorso per la sede del Chicago Tribune, il modello statunitense suscita in Italia un acceso dibattito che coinvolge architetti, urbanisti e critici. Figure come Marcello Piacentini, Gustavo Giovannoni, Cesare Albertini e Arduino Berlam si interrogano sulla compatibilità del grattacielo con la struttura urbana, sociale e culturale delle città italiane, oscillando tra fascinazione per la modernità americana e timore per le conseguenze sulla forma storica della città. Attraverso l'analisi di articoli, numeri monografici e dibattiti pubblicati su riviste quali Architettura e Arti Decorative, Ingegneria, Edilizia Moderna, Casabella e Hinterland, il saggio ricostruisce le diverse interpretazioni attribuite alla verticalità nel corso del secolo. Se negli anni Sessanta il grattacielo viene studiato come fenomeno complesso e multidisciplinare, negli anni Settanta esso diventa il simbolo delle contraddizioni del capitalismo avanzato e della crisi della città moderna. Dalla critica ideologica di Tafuri e Canella alle letture simboliche degli anni Ottanta, fino alle più recenti pubblicazioni di carattere prevalentemente descrittivo, emerge una progressiva trasformazione del discorso storiografico. L'articolo mostra come il grattacielo abbia costituito, per oltre un secolo, un osservatorio privilegiato attraverso cui la cultura architettonica italiana ha riflettuto sui rapporti tra modernità, città e sviluppo economico.
«Triomphe et échec du gratte-cíel»: l’historiographie italienne face au modéle américain
Simona Talenti
2026
Abstract
Il contributo analizza l'evoluzione della percezione del grattacielo americano nella storiografia architettonica italiana attraverso le principali riviste specializzate del Novecento. A partire dagli anni Venti, in seguito al concorso per la sede del Chicago Tribune, il modello statunitense suscita in Italia un acceso dibattito che coinvolge architetti, urbanisti e critici. Figure come Marcello Piacentini, Gustavo Giovannoni, Cesare Albertini e Arduino Berlam si interrogano sulla compatibilità del grattacielo con la struttura urbana, sociale e culturale delle città italiane, oscillando tra fascinazione per la modernità americana e timore per le conseguenze sulla forma storica della città. Attraverso l'analisi di articoli, numeri monografici e dibattiti pubblicati su riviste quali Architettura e Arti Decorative, Ingegneria, Edilizia Moderna, Casabella e Hinterland, il saggio ricostruisce le diverse interpretazioni attribuite alla verticalità nel corso del secolo. Se negli anni Sessanta il grattacielo viene studiato come fenomeno complesso e multidisciplinare, negli anni Settanta esso diventa il simbolo delle contraddizioni del capitalismo avanzato e della crisi della città moderna. Dalla critica ideologica di Tafuri e Canella alle letture simboliche degli anni Ottanta, fino alle più recenti pubblicazioni di carattere prevalentemente descrittivo, emerge una progressiva trasformazione del discorso storiografico. L'articolo mostra come il grattacielo abbia costituito, per oltre un secolo, un osservatorio privilegiato attraverso cui la cultura architettonica italiana ha riflettuto sui rapporti tra modernità, città e sviluppo economico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


