Durante il Ventennio (1922-1943), le città italiane subiscono profonde trasforma- zioni a livello politico, economico, sociale e non solo. Per Benito Mussolini, infatti, l’architettura e l’urbanistica diventano i principali strumenti di propaganda e con- corrono all’obiettivo di modernizzare il Paese e consolidare il potere del Regime. Imponenti edifici – spesso connessi alle attività del Partito (Palazzo Littorio, Casa Gil e del Fascio) o destinati a funzioni pubbliche (palazzi delle Poste, uffici statali, sedi INFPS e INA, sanatori antitubercolari) – introducono tecnologie costruttive innova- tive e linguaggi architettonici nuovi più in linea con il razionalismo europeo. Piazze, slarghi per parate o adunate, assi stradali monumentali, rinnovano profondamente i disegni urbani delle nostre città. Così, trame inedite, scaturite dal progetto politico fascista, si intrecciano ai tessuti consolidati creando nuove spazialità e intessendo relazioni talvolta problematiche con le preesistenze. Ai casi più celebri delle gran- di città (Roma, Napoli, Firenze, ecc..) si aggiungono tanti esempi di realtà minori, spesso meno conosciuti, ma altrettanto esemplificativi delle tendenze in atto. Queste realizzazioni, per l’interesse dei relativi progetti, meritano opportune indagini. La sessione accoglie approfondimenti su interventi architettonici e urbani realizzati durante il Ventennio nella provincia italiana senza escludere, tuttavia, proposte in- centrate su analoghi casi europei ed extraeuropei connessi alla presenza di regimi to- talitari. L’intento è quello di focalizzare l’attenzione su casi meno noti per contribuire a (ri)conoscere e preservare questo patrimonio architettonico e urbano stimolando, inoltre, comparazioni e riflessioni critiche consapevoli.

Tracce di modernità: (ri)conoscere l’architettura dei regimi totalitari nelle città di provincia e nelle realtà minori

Simona Talenti
;
Annarita Teodosio
2026

Abstract

Durante il Ventennio (1922-1943), le città italiane subiscono profonde trasforma- zioni a livello politico, economico, sociale e non solo. Per Benito Mussolini, infatti, l’architettura e l’urbanistica diventano i principali strumenti di propaganda e con- corrono all’obiettivo di modernizzare il Paese e consolidare il potere del Regime. Imponenti edifici – spesso connessi alle attività del Partito (Palazzo Littorio, Casa Gil e del Fascio) o destinati a funzioni pubbliche (palazzi delle Poste, uffici statali, sedi INFPS e INA, sanatori antitubercolari) – introducono tecnologie costruttive innova- tive e linguaggi architettonici nuovi più in linea con il razionalismo europeo. Piazze, slarghi per parate o adunate, assi stradali monumentali, rinnovano profondamente i disegni urbani delle nostre città. Così, trame inedite, scaturite dal progetto politico fascista, si intrecciano ai tessuti consolidati creando nuove spazialità e intessendo relazioni talvolta problematiche con le preesistenze. Ai casi più celebri delle gran- di città (Roma, Napoli, Firenze, ecc..) si aggiungono tanti esempi di realtà minori, spesso meno conosciuti, ma altrettanto esemplificativi delle tendenze in atto. Queste realizzazioni, per l’interesse dei relativi progetti, meritano opportune indagini. La sessione accoglie approfondimenti su interventi architettonici e urbani realizzati durante il Ventennio nella provincia italiana senza escludere, tuttavia, proposte in- centrate su analoghi casi europei ed extraeuropei connessi alla presenza di regimi to- talitari. L’intento è quello di focalizzare l’attenzione su casi meno noti per contribuire a (ri)conoscere e preservare questo patrimonio architettonico e urbano stimolando, inoltre, comparazioni e riflessioni critiche consapevoli.
2026
9788831277129
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4950437
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