L’edilizia conventuale ha svolto un ruolo determinante nello sviluppo urbano della città di Salerno, incidendo in modo significativo sui suoi connotati morfologici. Plaium Montis è il nome del quartiere scelto come sede delle comunità monastiche poiché protetto dalla cinta muraria, isolato e lontano dall’abitato; oltre tale limite la città diventava impenetrabile. In origine si trattava di piccoli centri religiosi, per lo più chiese, che, a seguito della diffusione della regola benedettina e della conversione dei popoli estranei alla fede cristiana, si trasformarono in comunità religiose votate alla preghiera e quasi sempre isolate e autosufficienti. Con la legge del 1807 numerosi conventi furono soppressi e destinati a nuovi usi, mentre quelli temporaneamente risparmiati vennero definitivamente chiusi nel 1866. La maggior parte degli edifici conventuali fu adibita a funzioni militari, subendo profonde trasformazioni architettoniche e funzionali. Nel tempo, molti complessi, a seguito di nuove esigenze spaziali e di una maggiore accessibilità, sono stati nuovamente dismessi e condannati a uno stato di progressivo abbandono. Si è così interrotta quella continuità d’uso che per secoli aveva garantito coerenza alle trasformazioni e allo sviluppo delle fabbriche attraverso l’avvicendamento generazionale delle comunità locali, per le quali esse rappresentavano luoghi di identificazione, aggregazione e distinzione.

IL PATRIMONIO CONVENTUALE DISMESSO DEL PLAIUM MONTIS DI SALERNO. CONOSCENZA, DEGRADO E PROSPETTIVE DI RIUSO

Federica Ribera
;
Pasquale Cucco
;
Giulia Neri
2026

Abstract

L’edilizia conventuale ha svolto un ruolo determinante nello sviluppo urbano della città di Salerno, incidendo in modo significativo sui suoi connotati morfologici. Plaium Montis è il nome del quartiere scelto come sede delle comunità monastiche poiché protetto dalla cinta muraria, isolato e lontano dall’abitato; oltre tale limite la città diventava impenetrabile. In origine si trattava di piccoli centri religiosi, per lo più chiese, che, a seguito della diffusione della regola benedettina e della conversione dei popoli estranei alla fede cristiana, si trasformarono in comunità religiose votate alla preghiera e quasi sempre isolate e autosufficienti. Con la legge del 1807 numerosi conventi furono soppressi e destinati a nuovi usi, mentre quelli temporaneamente risparmiati vennero definitivamente chiusi nel 1866. La maggior parte degli edifici conventuali fu adibita a funzioni militari, subendo profonde trasformazioni architettoniche e funzionali. Nel tempo, molti complessi, a seguito di nuove esigenze spaziali e di una maggiore accessibilità, sono stati nuovamente dismessi e condannati a uno stato di progressivo abbandono. Si è così interrotta quella continuità d’uso che per secoli aveva garantito coerenza alle trasformazioni e allo sviluppo delle fabbriche attraverso l’avvicendamento generazionale delle comunità locali, per le quali esse rappresentavano luoghi di identificazione, aggregazione e distinzione.
2026
9788892804265
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4953355
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