Il contributo analizza la nuova direttiva (UE) 2026/1021 sulla lotta alla corruzione, soffermandosi sulle principali innovazioni introdotte nel quadro europeo e sulle relative ricadute nell’ordinamento italiano. Dopo aver ricostruito il progressivo “riadattamento” della proposta originaria nel corso del procedimento legislativo, vengono esaminati il rafforzamento degli strumenti repressivi, preventivi e di cooperazione e, al contempo, i margini di flessibilità riconosciuti agli Stati membri. Particolare attenzione è dedicata alle fattispecie dell’esercizio illecito di funzioni pubbliche e del traffico di influenze, rispetto alle quali emergono profili di tensione con le recenti scelte del legislatore italiano. L’analisi evidenzia, in particolare, il difficile equilibrio tra l’esigenza di armonizzazione del diritto penale europeo e la salvaguardia delle prerogative nazionali e dei principi di legalità, tassatività e proporzionalità. In conclusione, il recepimento della direttiva si configura non come un mero adeguamento formale, ma come un’occasione per ripensare il coordinamento complessivo degli strumenti italiani di prevenzione e repressione della corruzione, nella prospettiva di una maggiore effettività della tutela.
L’adozione della direttiva UE anticorruzione e le sue “ricadute” nell’ordinamento giuridico italiano
Teresa RUSSO
2026
Abstract
Il contributo analizza la nuova direttiva (UE) 2026/1021 sulla lotta alla corruzione, soffermandosi sulle principali innovazioni introdotte nel quadro europeo e sulle relative ricadute nell’ordinamento italiano. Dopo aver ricostruito il progressivo “riadattamento” della proposta originaria nel corso del procedimento legislativo, vengono esaminati il rafforzamento degli strumenti repressivi, preventivi e di cooperazione e, al contempo, i margini di flessibilità riconosciuti agli Stati membri. Particolare attenzione è dedicata alle fattispecie dell’esercizio illecito di funzioni pubbliche e del traffico di influenze, rispetto alle quali emergono profili di tensione con le recenti scelte del legislatore italiano. L’analisi evidenzia, in particolare, il difficile equilibrio tra l’esigenza di armonizzazione del diritto penale europeo e la salvaguardia delle prerogative nazionali e dei principi di legalità, tassatività e proporzionalità. In conclusione, il recepimento della direttiva si configura non come un mero adeguamento formale, ma come un’occasione per ripensare il coordinamento complessivo degli strumenti italiani di prevenzione e repressione della corruzione, nella prospettiva di una maggiore effettività della tutela.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


