Il contributo propone una lettura del pensiero di Vito Cardone alla luce del tema del “Disegno Furioso”, con particolare riferimento al rapporto tra visibile e invisibile evocato dal Castello di Atlante. La riflessione si concentra sul ruolo che Cardone ha avuto nel riesaminare la disciplina del Disegno come pratica cognitiva capace di rappresentare la dimensione materiale del reale e, soprattutto, ciò che sfugge alla percezione immediata: fenomeni immateriali, dinamiche territoriali, campi di forze, strutture latenti ecc. Attraverso l’analisi di alcuni suoi scritti e delle sue principali ricerche sulla rappresentazione dell’invisibile in ambito architettonico, ingegneristico e territoriale, il paper vuole mostrare come l’impostazione teorica di Vito Cardone anticipi e interpreti in modo esemplare la dimensione “furiosa” del disegno, intesa come energia generativa, dispositivo di rivelazione e strumento di trasformazione. Il Castello di Atlante diventa così metafora della rappresentazione come illusione produttiva, capace di dare forma a ciò che non si coglie allo sguardo e di restituire consistenza all’immateriale che struttura il mondo.
Disegnare l’invisibile. Il “furioso” come paradigma nelle ricerche di Vito Cardone sulla rappresentazione dell’immateriale / Visualising the Invisible. The ‘Furioso’ Paradigm in Vito Cardone’s Research on Immaterial Representation
Barbara Messina;Salvatore Barba
2026
Abstract
Il contributo propone una lettura del pensiero di Vito Cardone alla luce del tema del “Disegno Furioso”, con particolare riferimento al rapporto tra visibile e invisibile evocato dal Castello di Atlante. La riflessione si concentra sul ruolo che Cardone ha avuto nel riesaminare la disciplina del Disegno come pratica cognitiva capace di rappresentare la dimensione materiale del reale e, soprattutto, ciò che sfugge alla percezione immediata: fenomeni immateriali, dinamiche territoriali, campi di forze, strutture latenti ecc. Attraverso l’analisi di alcuni suoi scritti e delle sue principali ricerche sulla rappresentazione dell’invisibile in ambito architettonico, ingegneristico e territoriale, il paper vuole mostrare come l’impostazione teorica di Vito Cardone anticipi e interpreti in modo esemplare la dimensione “furiosa” del disegno, intesa come energia generativa, dispositivo di rivelazione e strumento di trasformazione. Il Castello di Atlante diventa così metafora della rappresentazione come illusione produttiva, capace di dare forma a ciò che non si coglie allo sguardo e di restituire consistenza all’immateriale che struttura il mondo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


