“Qual è il principio di tutte le cose?”: ecco una domanda che sembra irrimediabilmente fuori tempo, tanto il nostro disincanto è riuscito a consumare lo smalto che vi aveva deposto un’antica passione. Questo libro, invece, comincia con la sua ripetizione, ma non senza una vigile accortezza. Vi scava dentro, ne studia provenienza e costituzione, disegna il legame assai speciale che la vincola al suo tema; fino a scoprire, con essa, che non si può interrogare in quel modo né tentare una risposta senza includere fin dall’inizio lo stesso pensiero principiale nell’ambito tematico della propria ricerca. Che non si può, per dir così, fare filosofia senza un’opportuna metafilosofia. Obbligandosi a questa regola, il libro muove i propri passi affidandoli alla guida di una specie di sguardo strabico, esercitando un pensiero che lotta non poco per tenersi - insieme - al l’interno e all’esterno di se stesso. Il quale, se pure lo conduce nei pressi di una tesi sostantiva circa la determinazione del principio, non manca infine di sospingerlo nella spirale di un ripiegamento meditativo sul suo intero decorso. Dove, al seguito del gesto barocco che gli preme dentro, è indotto a riconoscere quale tensione gli riservi la questione della sua “verità” e quale fat-tezza abbia la divergenza nella quale finiscono per cacciarsi i suoi argomentati pensieri. Quanto pesi, insomma, nel governo della sua economia la presenza di un’intima misura scettica. La cui voce esige che l’esperienza di cui la filosofia deve fare gran conto sia, prima e dopo tutte le altre, quella che le riesce di condurre di sé e sulla scorta di se stessa.

Cose nude. Esercizi di un pensiero curvo

AUCIELLO, Giuseppe Nicola
2005

Abstract

“Qual è il principio di tutte le cose?”: ecco una domanda che sembra irrimediabilmente fuori tempo, tanto il nostro disincanto è riuscito a consumare lo smalto che vi aveva deposto un’antica passione. Questo libro, invece, comincia con la sua ripetizione, ma non senza una vigile accortezza. Vi scava dentro, ne studia provenienza e costituzione, disegna il legame assai speciale che la vincola al suo tema; fino a scoprire, con essa, che non si può interrogare in quel modo né tentare una risposta senza includere fin dall’inizio lo stesso pensiero principiale nell’ambito tematico della propria ricerca. Che non si può, per dir così, fare filosofia senza un’opportuna metafilosofia. Obbligandosi a questa regola, il libro muove i propri passi affidandoli alla guida di una specie di sguardo strabico, esercitando un pensiero che lotta non poco per tenersi - insieme - al l’interno e all’esterno di se stesso. Il quale, se pure lo conduce nei pressi di una tesi sostantiva circa la determinazione del principio, non manca infine di sospingerlo nella spirale di un ripiegamento meditativo sul suo intero decorso. Dove, al seguito del gesto barocco che gli preme dentro, è indotto a riconoscere quale tensione gli riservi la questione della sua “verità” e quale fat-tezza abbia la divergenza nella quale finiscono per cacciarsi i suoi argomentati pensieri. Quanto pesi, insomma, nel governo della sua economia la presenza di un’intima misura scettica. La cui voce esige che l’esperienza di cui la filosofia deve fare gran conto sia, prima e dopo tutte le altre, quella che le riesce di condurre di sé e sulla scorta di se stessa.
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