Il volume affronta il problema dell'universo femminile in Grecia a partire dall'individuazione nei drammi eschilei di una tipologia di comunicazione altamente formalizzata, quale è appunto la preghiera, che si determina però in relazione alla qualità e allo status delle emittenti di essa, singole o a gruppi. Dapprima Amendola affronta in parallelo l'evocazione di Dario nei Persiani eseguita dalla vedova Atossa e l'offerta delle libagioni al defunto Agamennone nelle Coefore, compiuta dalla figlia Elettra con la partecipazione delle schiave che portano le offerte, e mette in evidenza il rapporto tra la preghiera e lo sviluppo drammatico. Questo procedimento implica da una parte la complessa gestione del rapporto con le forze dell'al di là che la regina compie, dialogando con gli anziani, man mano che giungono le notizie sfavorevoli sulla spedizione, dall'altra la direzione dell'atto corale compiuto da Elettra, che coinvolge le schiave di guerra a condividere l'azione drammatica che deve indurre Agamennone ad appoggiare l'opera di vendetta che i suoi figli stanno progettando; per Atossa come per Elettra la preghiera delle donne mette in evidenza la funzione che esse hanno nei rispettivi sistemi sociali e le caratteristiche specifiche delle loro personalità. Seguono le analisi del Coro delle giovani tebane atterrite dalla minaccia dell'esercito dei Sette (vv. 78-181), quindi il canto delle Danaidi per ottenere la protezione degli dèi di Argo e superare le perplessità del re a concedere loro protezione (vv. 524 ss.), e quello successivo che esse levano agli stessi dèi per ringraziarli di avere accolto la loro preghiera e augurare ogni prosperità ai cittadini che le difenderanno dalla minaccia delle nozze forzate con i cugini (vv. 625 ss.); infine il volume considera il vario alternarsi di preghiere, femminili ma anche maschili tra loro confrontate nello svolgimento dell'Agamennone.

Donne e Preghiera. Le preghiere femminili nelle tragedie superstiti di Eschilo

AMENDOLA, Stefano
2006

Abstract

Il volume affronta il problema dell'universo femminile in Grecia a partire dall'individuazione nei drammi eschilei di una tipologia di comunicazione altamente formalizzata, quale è appunto la preghiera, che si determina però in relazione alla qualità e allo status delle emittenti di essa, singole o a gruppi. Dapprima Amendola affronta in parallelo l'evocazione di Dario nei Persiani eseguita dalla vedova Atossa e l'offerta delle libagioni al defunto Agamennone nelle Coefore, compiuta dalla figlia Elettra con la partecipazione delle schiave che portano le offerte, e mette in evidenza il rapporto tra la preghiera e lo sviluppo drammatico. Questo procedimento implica da una parte la complessa gestione del rapporto con le forze dell'al di là che la regina compie, dialogando con gli anziani, man mano che giungono le notizie sfavorevoli sulla spedizione, dall'altra la direzione dell'atto corale compiuto da Elettra, che coinvolge le schiave di guerra a condividere l'azione drammatica che deve indurre Agamennone ad appoggiare l'opera di vendetta che i suoi figli stanno progettando; per Atossa come per Elettra la preghiera delle donne mette in evidenza la funzione che esse hanno nei rispettivi sistemi sociali e le caratteristiche specifiche delle loro personalità. Seguono le analisi del Coro delle giovani tebane atterrite dalla minaccia dell'esercito dei Sette (vv. 78-181), quindi il canto delle Danaidi per ottenere la protezione degli dèi di Argo e superare le perplessità del re a concedere loro protezione (vv. 524 ss.), e quello successivo che esse levano agli stessi dèi per ringraziarli di avere accolto la loro preghiera e augurare ogni prosperità ai cittadini che le difenderanno dalla minaccia delle nozze forzate con i cugini (vv. 625 ss.); infine il volume considera il vario alternarsi di preghiere, femminili ma anche maschili tra loro confrontate nello svolgimento dell'Agamennone.
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