Partendo da alcune considerazioni sulla democrazia partecipata, sugli strumenti di e-democracy e sulle forme di governo e democrazia interattiva, l’articolo propone una riflessione su alcune innovative e logiche di governo e gestione “partecipata” della pubblica amministrazione. Le esperienze di coinvolgimento dei cittadini e di sperimentazione di logiche inclusive considerate nell’articolo sono tutte riferite al governo degli enti locali e in particolare riguardano: la valutazione dei dirigenti pubblici realizzata con il supporto dei cittadini, la formazione del bilancio partecipativo, l’adozione di un piano strategico territoriale concordato attraverso l’ampio coinvolgimento della cittadinanza. La diversità dei casi analizzati evidenzia la possibilità di implementare concretamente logiche innovative di governance dei cittadini e nello stesso tempo sembra confermare che, malgrado la discutibilità di certe sperimentazioni e la difficoltà di applicarle in contesti differenti, si intravedono, anche in Italia, soprattutto a livello locale, modalità (traiettorie innovative) di governance. I modelli manageriali delle aziende pubbliche non possono che essere “inclusivi” della partecipazione attiva dei cittadini e non possono che abbandonare vecchi schemi e logiche focalizzate prevalentemente sull’autodeterminazione di fini ed obiettivi per prediligere innovative traiettorie di accontability e governo. I processi strategici non possono che divenire progetti “partecipati” dai cittadini quali terzo polo di governo insieme ai politici e ai dirigenti. La relazione con i cittadini si deve basare su un partenariato concreto, i cittadini formulano proposte e sperimentano progetti insieme ai dirigenti ed ai politici condividendo responsabilità. Il bilancio sociale si trasforma in bilancio partecipativo e la formulazione di bilanci partecipativi non va intesa come “delega di responsabilità” ai cittadini da parte dell’amministrazione, come avviene per certi meccanismi formali di partecipazione programmati dall’alto e molto spesso presenti solo nelle dichiarazioni d’intenti di istituzioni locali ed internazionali. Essa costituisce piuttosto una redistribuzione della responsabilità e del potere decisionale; rappresenta un modo per rendere le istituzioni vicine ai cittadini, aumentando la partecipazione e la democrazia cittadina. Il progetto di sviluppo territoriale diviene progetto partecipato (caso dei comuni del Copparese), la valutazione delle performance dei dirigenti tiene conto del giudizio espresso dalla cittadinanza (caso del comune di Baronissi), l’orientamento al mercato diviene relazione attiva e quasi personalizzata con i cittadini fruitori ma anche co-produttori di relazioni reciproche (CRM del Comune di Modena). Pur nella loro diversità, tutti i casi riportati come esempi di governo partecipato presuppongono una partecipazione dei cittadini al processo decisionale, e presuppongono modalità (processi) di realizzazione delle scelte lunghi e complessi proprio perché la numerosità degli attori coinvolti inevitabilmente si ripercuote sulla difficoltà di giungere con immediatezza alla conclusione della scelta ed alla formulazione di un percorso attuativo. Le esperienze sono tuttavia interessanti perché evidentemente sembrano dare una risposta al desiderio di partecipazione avvertito dalla società civile ed alle difficoltà di governo avvertite dalla classe politica e da quella manageriale

Verso una governance dei cittadini. Quali le traiettorie di partecipazione innovativa?

STORLAZZI, Alessandra
2006

Abstract

Partendo da alcune considerazioni sulla democrazia partecipata, sugli strumenti di e-democracy e sulle forme di governo e democrazia interattiva, l’articolo propone una riflessione su alcune innovative e logiche di governo e gestione “partecipata” della pubblica amministrazione. Le esperienze di coinvolgimento dei cittadini e di sperimentazione di logiche inclusive considerate nell’articolo sono tutte riferite al governo degli enti locali e in particolare riguardano: la valutazione dei dirigenti pubblici realizzata con il supporto dei cittadini, la formazione del bilancio partecipativo, l’adozione di un piano strategico territoriale concordato attraverso l’ampio coinvolgimento della cittadinanza. La diversità dei casi analizzati evidenzia la possibilità di implementare concretamente logiche innovative di governance dei cittadini e nello stesso tempo sembra confermare che, malgrado la discutibilità di certe sperimentazioni e la difficoltà di applicarle in contesti differenti, si intravedono, anche in Italia, soprattutto a livello locale, modalità (traiettorie innovative) di governance. I modelli manageriali delle aziende pubbliche non possono che essere “inclusivi” della partecipazione attiva dei cittadini e non possono che abbandonare vecchi schemi e logiche focalizzate prevalentemente sull’autodeterminazione di fini ed obiettivi per prediligere innovative traiettorie di accontability e governo. I processi strategici non possono che divenire progetti “partecipati” dai cittadini quali terzo polo di governo insieme ai politici e ai dirigenti. La relazione con i cittadini si deve basare su un partenariato concreto, i cittadini formulano proposte e sperimentano progetti insieme ai dirigenti ed ai politici condividendo responsabilità. Il bilancio sociale si trasforma in bilancio partecipativo e la formulazione di bilanci partecipativi non va intesa come “delega di responsabilità” ai cittadini da parte dell’amministrazione, come avviene per certi meccanismi formali di partecipazione programmati dall’alto e molto spesso presenti solo nelle dichiarazioni d’intenti di istituzioni locali ed internazionali. Essa costituisce piuttosto una redistribuzione della responsabilità e del potere decisionale; rappresenta un modo per rendere le istituzioni vicine ai cittadini, aumentando la partecipazione e la democrazia cittadina. Il progetto di sviluppo territoriale diviene progetto partecipato (caso dei comuni del Copparese), la valutazione delle performance dei dirigenti tiene conto del giudizio espresso dalla cittadinanza (caso del comune di Baronissi), l’orientamento al mercato diviene relazione attiva e quasi personalizzata con i cittadini fruitori ma anche co-produttori di relazioni reciproche (CRM del Comune di Modena). Pur nella loro diversità, tutti i casi riportati come esempi di governo partecipato presuppongono una partecipazione dei cittadini al processo decisionale, e presuppongono modalità (processi) di realizzazione delle scelte lunghi e complessi proprio perché la numerosità degli attori coinvolti inevitabilmente si ripercuote sulla difficoltà di giungere con immediatezza alla conclusione della scelta ed alla formulazione di un percorso attuativo. Le esperienze sono tuttavia interessanti perché evidentemente sembrano dare una risposta al desiderio di partecipazione avvertito dalla società civile ed alle difficoltà di governo avvertite dalla classe politica e da quella manageriale
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