Questo lavoro prende in esame l’evoluzione della lotta politica nel Regno delle Due Sicilie dal cosiddetto Decennio francese alla rivoluzione del 1820 con riferimento alle connessioni tra il livello manifesto della contrapposizione politica e il mondo delle società segrete. In particolare viene evidenziata la complessa articolazione della Carboneria che si presenta all’indagine suddivisa in tre correnti principali, democratica, bonapartista e legittimista in perfetta corrispondenza con le correnti che alimentavano lo scontro politico a livello manifesto e le parallele trasformazioni vissute dalla Massoneria assurta in breve a strumento importante della gestione del potere da parte della dinastia napoleonide. La struttura intima della Carboneria è apparsa quindi significativamente diversa da quanto rilevato in genere in sede storiografica dove si è spesso guardato ad essa quale alveo esclusivo per la formazione e circolazione degli ideali democratici e liberali. Pur senza negare tali caratteristiche, infatti, la più famosa delle società segrete meridionali a carattere politico è apparsa essere articolata in modo significativo attorno a istanze politiche molto più variegate e addirittura opposte pur se necessariamente velate dalla comune richiesta della concessione di una Carta costituzionale. Interessante, infatti, è apparsa l’evoluzione della Carboneria nella fase finale della dominazione francese durante la quale si giunse a un’inedita commistione tra elementi di estrazione democratica e altri di origine legittimista unificati dal comune obiettivo di abbattere l’edificio istituzionale bonapartista. Il mantenimento di quest’ultimo quale risultato sostanziale della restaurazione borbonica permise, quindi, il perdurare dei conflitti politici a livello latomico secondo coordinate molto simili a quelle sperimentate tra il 1806 e il 1815. La spinta eversiva delle società segrete antisistema proseguì infatti immutata con la significativa innovazione del sorgere e dell’accrescersi di una società legittimista, quella dei calderari, separatasi dalla carboneria nella quale andò invece aumentando l’intonazione prettamente democratica e a tratti repubblicana. La vittoria del ‘partito murattiano’ dopo la rivoluzione del luglio 1820 riportò, dunque, i termini dello scontro politico a uno stadio comparabile a quello del Decennio dove la classe dirigente di estrazione bonapartista tornata al governo, nonostante fosse costretta ad agire ormai in presenza di una carta costituzionale, si ritrovò nuovamente a dover reprimere le spinte democratiche e legittimiste espresse e veicolate soprattutto mediante l’associazionismo latomico di stampo politico in una lotta che indebolì le proprie capacità di resistenza alla reazione armata austriaca del 1821.

L'aquila, il giglio e il compasso. Profili di lotta politica ed associazionismo settario nelle Due Sicilie (1806-1821)

GIN, Emilio
2007

Abstract

Questo lavoro prende in esame l’evoluzione della lotta politica nel Regno delle Due Sicilie dal cosiddetto Decennio francese alla rivoluzione del 1820 con riferimento alle connessioni tra il livello manifesto della contrapposizione politica e il mondo delle società segrete. In particolare viene evidenziata la complessa articolazione della Carboneria che si presenta all’indagine suddivisa in tre correnti principali, democratica, bonapartista e legittimista in perfetta corrispondenza con le correnti che alimentavano lo scontro politico a livello manifesto e le parallele trasformazioni vissute dalla Massoneria assurta in breve a strumento importante della gestione del potere da parte della dinastia napoleonide. La struttura intima della Carboneria è apparsa quindi significativamente diversa da quanto rilevato in genere in sede storiografica dove si è spesso guardato ad essa quale alveo esclusivo per la formazione e circolazione degli ideali democratici e liberali. Pur senza negare tali caratteristiche, infatti, la più famosa delle società segrete meridionali a carattere politico è apparsa essere articolata in modo significativo attorno a istanze politiche molto più variegate e addirittura opposte pur se necessariamente velate dalla comune richiesta della concessione di una Carta costituzionale. Interessante, infatti, è apparsa l’evoluzione della Carboneria nella fase finale della dominazione francese durante la quale si giunse a un’inedita commistione tra elementi di estrazione democratica e altri di origine legittimista unificati dal comune obiettivo di abbattere l’edificio istituzionale bonapartista. Il mantenimento di quest’ultimo quale risultato sostanziale della restaurazione borbonica permise, quindi, il perdurare dei conflitti politici a livello latomico secondo coordinate molto simili a quelle sperimentate tra il 1806 e il 1815. La spinta eversiva delle società segrete antisistema proseguì infatti immutata con la significativa innovazione del sorgere e dell’accrescersi di una società legittimista, quella dei calderari, separatasi dalla carboneria nella quale andò invece aumentando l’intonazione prettamente democratica e a tratti repubblicana. La vittoria del ‘partito murattiano’ dopo la rivoluzione del luglio 1820 riportò, dunque, i termini dello scontro politico a uno stadio comparabile a quello del Decennio dove la classe dirigente di estrazione bonapartista tornata al governo, nonostante fosse costretta ad agire ormai in presenza di una carta costituzionale, si ritrovò nuovamente a dover reprimere le spinte democratiche e legittimiste espresse e veicolate soprattutto mediante l’associazionismo latomico di stampo politico in una lotta che indebolì le proprie capacità di resistenza alla reazione armata austriaca del 1821.
9788887248517
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