Scritta nel 1934, quando l’idealizzazione romantica del mito di Don Giovanni è in pieno svolgimento, la novella di Mérimée stabilisce per prima la fusione letteraria del sulfureo Tenorio col personaggio storico di Don Miguel Mañara, morto in convento in odor di santità. Tuttavia, invece di favorire una lettura angelica e idealizzata del mito, Mérimée toglie ogni credito alla redenzione di Don Giovanni. Pio, valoroso e ingenuo, il Don Giovanni di Mérimée trova un suo mentore nella depravazione in Dom Garcia, cui l’autore demanda il ruolo di vero Don Giovanni. È questi a svelare il fondo ipocrita degli insegnamenti morali ricevuti dal suo giovane amico. Mérimée prende così le distanze dal modello libertino del XVIIIe secolo, esprime la nostalgia per il messaggio trasgressivo del mito e, al contempo, ironizza sulle sue metamorfosi romantiche. Don Giovanni, spinto in convento dalla visione dei propri funerali, rivela infatti tutta l’ipocrisia tartufesca dell’istituzione ecclesiastica, così come quella del suo presunto pentimento.

Don Giovanni "à la croisée des chemins": "Les Ames du Purgatoire" di Mérimée

SILVESTRI, AGNESE
2006

Abstract

Scritta nel 1934, quando l’idealizzazione romantica del mito di Don Giovanni è in pieno svolgimento, la novella di Mérimée stabilisce per prima la fusione letteraria del sulfureo Tenorio col personaggio storico di Don Miguel Mañara, morto in convento in odor di santità. Tuttavia, invece di favorire una lettura angelica e idealizzata del mito, Mérimée toglie ogni credito alla redenzione di Don Giovanni. Pio, valoroso e ingenuo, il Don Giovanni di Mérimée trova un suo mentore nella depravazione in Dom Garcia, cui l’autore demanda il ruolo di vero Don Giovanni. È questi a svelare il fondo ipocrita degli insegnamenti morali ricevuti dal suo giovane amico. Mérimée prende così le distanze dal modello libertino del XVIIIe secolo, esprime la nostalgia per il messaggio trasgressivo del mito e, al contempo, ironizza sulle sue metamorfosi romantiche. Don Giovanni, spinto in convento dalla visione dei propri funerali, rivela infatti tutta l’ipocrisia tartufesca dell’istituzione ecclesiastica, così come quella del suo presunto pentimento.
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