Il v. 13 dei Persiani (... νέον δ" ἄνδρα βαΰζει) ha suscitato numerosi dubbi negli editori, spesso portati a correggerne il testo o postulare lacuna. Dopo aver ripercorso il lungo status quaestionis, due appaiono i punti cruciali per determinare il significato del verbo onomatopeico βαΰζειν: 1) il rapporto tra Pers. 13 e Ag. 449 (τάδε σῖγά τις βαΰζει); 2) una testimonianza eraclitea conservata da Plutarco (Plut. an sen. ger. 787C-D = DK 22 B 97: κύνες γὰρ καὶ βαΰζουσιν ὃν ἂν μὴ γινώσκωσι). In entrambi questi passi il verbo sembra alludere ad una critica verso chi ha il potere: se nell'Agamennone sono i cittadini di Argo ad accusare l'Atride per i morti causati da una guerra «scoppiata a causa di una donna altrui», il passo plutarcheo utilizza la massima di Eraclito in chiave prettamente politica, volendo evidenziare come l'invidia popolare si scagli soprattutto contro gli esordienti al governo, «come fanno appunto i cani con chi non conoscono». Il raffronto tra Pers. 13 e il citato brano dei Moralia mostra inoltre una significativa vicinanza tra i sintagmi νέον ἄνδρα e ὃν ἂν μὴ γινώσκωσι, che possono essere letti come espressione di un sentimento di «diffidenza verso i giovani che hanno una qualche responsabilità politica o di comando, elemento tipico di una diffusa ideologia gerontocratica» propria del mondo greco. Il νέον ἄνδρα di Pers. 13 va dunque identificato nel giovane Serse anche alla luce di Hdt. III 134, 1-2, dove Atossa definisce il marito Dario ἄνδρα καὶ νέον. Nel passo erodoteo Atossa tratteggia una sorta di «teoria politica»: Dario deve affermare il proprio dominio sui Persiani attraverso le imprese militari (la spedizione in Grecia), evitando inoltre che i sudditi congiurino contro di lui. Quanto detto in Erodoto del giovane Dario (ἄνδρα καὶ νέον) potrebbe riferirsi anche al Serse (νέον ἄνδρα) di Eschilo: anch'egli muove contro la Grecia, spinto sia dalla necessità di dimostrare ai Persiani di essere all'altezza dei propri predecessori. Nell'esegesi proposta non è infine necessario considerare Pers. 13 una critica mossa dai Fedeli al giovane Serse, ma bensì un timore del coro stesso, una sorta di profezia post eventum: il coro teme che, dopo un'eventuale sconfitta, i potenti d'Asia possano apertamente accusare il sovrano quale unico responsabile del disastro. «Il v. 13 non sarebbe quindi una critica rivolta contro Serse, ma un'angosciosa preoccupazione dei dignitari per le nefaste ricadute che una eventuale sconfitta in Grecia avrebbe immediatamente avuto sulla stabilità dell'impero».

Ad Aesch. Pers. 13: sul significato del verbo bauzein

AMENDOLA, Stefano
2008

Abstract

Il v. 13 dei Persiani (... νέον δ" ἄνδρα βαΰζει) ha suscitato numerosi dubbi negli editori, spesso portati a correggerne il testo o postulare lacuna. Dopo aver ripercorso il lungo status quaestionis, due appaiono i punti cruciali per determinare il significato del verbo onomatopeico βαΰζειν: 1) il rapporto tra Pers. 13 e Ag. 449 (τάδε σῖγά τις βαΰζει); 2) una testimonianza eraclitea conservata da Plutarco (Plut. an sen. ger. 787C-D = DK 22 B 97: κύνες γὰρ καὶ βαΰζουσιν ὃν ἂν μὴ γινώσκωσι). In entrambi questi passi il verbo sembra alludere ad una critica verso chi ha il potere: se nell'Agamennone sono i cittadini di Argo ad accusare l'Atride per i morti causati da una guerra «scoppiata a causa di una donna altrui», il passo plutarcheo utilizza la massima di Eraclito in chiave prettamente politica, volendo evidenziare come l'invidia popolare si scagli soprattutto contro gli esordienti al governo, «come fanno appunto i cani con chi non conoscono». Il raffronto tra Pers. 13 e il citato brano dei Moralia mostra inoltre una significativa vicinanza tra i sintagmi νέον ἄνδρα e ὃν ἂν μὴ γινώσκωσι, che possono essere letti come espressione di un sentimento di «diffidenza verso i giovani che hanno una qualche responsabilità politica o di comando, elemento tipico di una diffusa ideologia gerontocratica» propria del mondo greco. Il νέον ἄνδρα di Pers. 13 va dunque identificato nel giovane Serse anche alla luce di Hdt. III 134, 1-2, dove Atossa definisce il marito Dario ἄνδρα καὶ νέον. Nel passo erodoteo Atossa tratteggia una sorta di «teoria politica»: Dario deve affermare il proprio dominio sui Persiani attraverso le imprese militari (la spedizione in Grecia), evitando inoltre che i sudditi congiurino contro di lui. Quanto detto in Erodoto del giovane Dario (ἄνδρα καὶ νέον) potrebbe riferirsi anche al Serse (νέον ἄνδρα) di Eschilo: anch'egli muove contro la Grecia, spinto sia dalla necessità di dimostrare ai Persiani di essere all'altezza dei propri predecessori. Nell'esegesi proposta non è infine necessario considerare Pers. 13 una critica mossa dai Fedeli al giovane Serse, ma bensì un timore del coro stesso, una sorta di profezia post eventum: il coro teme che, dopo un'eventuale sconfitta, i potenti d'Asia possano apertamente accusare il sovrano quale unico responsabile del disastro. «Il v. 13 non sarebbe quindi una critica rivolta contro Serse, ma un'angosciosa preoccupazione dei dignitari per le nefaste ricadute che una eventuale sconfitta in Grecia avrebbe immediatamente avuto sulla stabilità dell'impero».
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