Il saggio presenta e discute la ricezione del concetto di capitale sociale (CS) in Italia, dal momento della pubblicazione del volume di R. Putnam su Le radici civiche delle regioni italiane (1993). Quello che si vuole mostrare è come da noi (ma non escludiamo che ciò possa essere accaduto anche altrove), il CS sembra essersi innervato in solchi già tracciati dalle tradizioni di studi sociali di questo paese e subìto una torsione funzionale alle caratteristiche specifiche di queste. Ciò significa, in altre parole, che le ricerche italiane, anche senza far riferimento al glossario e agli schemi veicolati dalla teoria del CS dei suoi autori originari, hanno sviluppato anzitempo riflessioni autonome, con il risultato tuttavia di subordinare il CS ad obiettivi e a percorsi cognitivi già battuti o di rilanciare questioni già note. Nel lavoro cerchiamo di fornire elementi a sostegno di questa tesi, soffermandoci su quegli ambiti nei quali ciò è stato più evidente e dove il CS ha maggiormente attecchito: 1) la tradizione delle virtù civiche italiane; 2) la modernizzazione e lo sviluppo locale; 3) il mercato del lavoro e la rete degli imprenditori: 4) la famiglia e il terzo settore. Il saggio fa anche qualcosa di più: propone di leggere le tre semantiche del CS – strutturale, individuale e relazionale − come espressioni di altrettanti referenti ontologici sociali alternativi tra loro: del cittadino, dell’individuo, dell’uomo (meglio, dell’uomo in relazione). Si tratta di un punto importante per il discorso sul CS, perché, nulla togliendo alla validità dei tre approcci, così facendo si impedisce di fatto anche la possibilità di una loro eventuale convergenza. Ognuno illumina una parte della realtà, ma lascia in ombra quella dell’altra. Tre ontologie sociali per tre tipi di capitale sociale, dunque, e tuttavia un punto di approdo per l’infinita querelle dell’“uno e trino”. Non uno, ma tre tipi di CS, autonomi e distinti tra loro: meno ambiguità semantica ma più precisione per la ricerca empirica.

Il capitale sociale in Italia, ovvero dell’incommensurabilità dei paradigmi

PENDENZA, Massimo
2010

Abstract

Il saggio presenta e discute la ricezione del concetto di capitale sociale (CS) in Italia, dal momento della pubblicazione del volume di R. Putnam su Le radici civiche delle regioni italiane (1993). Quello che si vuole mostrare è come da noi (ma non escludiamo che ciò possa essere accaduto anche altrove), il CS sembra essersi innervato in solchi già tracciati dalle tradizioni di studi sociali di questo paese e subìto una torsione funzionale alle caratteristiche specifiche di queste. Ciò significa, in altre parole, che le ricerche italiane, anche senza far riferimento al glossario e agli schemi veicolati dalla teoria del CS dei suoi autori originari, hanno sviluppato anzitempo riflessioni autonome, con il risultato tuttavia di subordinare il CS ad obiettivi e a percorsi cognitivi già battuti o di rilanciare questioni già note. Nel lavoro cerchiamo di fornire elementi a sostegno di questa tesi, soffermandoci su quegli ambiti nei quali ciò è stato più evidente e dove il CS ha maggiormente attecchito: 1) la tradizione delle virtù civiche italiane; 2) la modernizzazione e lo sviluppo locale; 3) il mercato del lavoro e la rete degli imprenditori: 4) la famiglia e il terzo settore. Il saggio fa anche qualcosa di più: propone di leggere le tre semantiche del CS – strutturale, individuale e relazionale − come espressioni di altrettanti referenti ontologici sociali alternativi tra loro: del cittadino, dell’individuo, dell’uomo (meglio, dell’uomo in relazione). Si tratta di un punto importante per il discorso sul CS, perché, nulla togliendo alla validità dei tre approcci, così facendo si impedisce di fatto anche la possibilità di una loro eventuale convergenza. Ognuno illumina una parte della realtà, ma lascia in ombra quella dell’altra. Tre ontologie sociali per tre tipi di capitale sociale, dunque, e tuttavia un punto di approdo per l’infinita querelle dell’“uno e trino”. Non uno, ma tre tipi di CS, autonomi e distinti tra loro: meno ambiguità semantica ma più precisione per la ricerca empirica.
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