Arthur Danto asserts that Maya Lin’s Vietnam Veterans Memorial in Washington embodies the rhetoric paradigm of internal beauty’s meaning. However, the relationship to the Kant’s pulchritudo adhaerens is not an easy one: Danto’s recalls against the self-referent formalism of Greenberg’s Modernism and his tacit issues about the environmental non-monumentality of Richard Serra’s Minimalism, are, most importantly, haunted by the unquestioned spectral logic of the image embodiment. The beholders’ reflecting shape on the funeral Wall is, finally, both a pathetic index and a medial incarnation–e.g. a Verkörperung–of the underworld.

Filippo FIMIANI, (2010) Dal mondo dell’arte al regno delle ombre (e ritorno). Arthur Danto, Maya Lin e la bellezza interna, «Aisthesis. Pratiche, linguaggi e saperi dell’estetico», 2/2010, pp. 253-280. ISSN: 2035-8466. ITALIANO. Arthur Danto sostiene che il Vietnam Veterans Memorial di Maya Lin a Washington incarna il paradigma retorico del significato della bellezza interna. Tuttavia, il riferimento alla pulchritudo adhaerens di Kant è problematico: le critiche al formalismo auto-riflessivo del Modernismo di Greenberg e i richiami impliciti al Minimalismo di Richard Serra – e all’antimonumentalità p.es. di Jochen Gerz – sono, infatti, affetti da un’inindagata logica spettrale dell’incarnazione dell’immagine. Il riflesso degli spettatori sul monumento funerario è, finalmente, indice patetico e Verkörperung mediale dell’assenza.

Dal mondo dell'arte al regno delle ombre (e ritorno). Arthur Danto, Maya Lin e la bellezza interna.

FIMIANI, Filippo
2010-01-01

Abstract

Filippo FIMIANI, (2010) Dal mondo dell’arte al regno delle ombre (e ritorno). Arthur Danto, Maya Lin e la bellezza interna, «Aisthesis. Pratiche, linguaggi e saperi dell’estetico», 2/2010, pp. 253-280. ISSN: 2035-8466. ITALIANO. Arthur Danto sostiene che il Vietnam Veterans Memorial di Maya Lin a Washington incarna il paradigma retorico del significato della bellezza interna. Tuttavia, il riferimento alla pulchritudo adhaerens di Kant è problematico: le critiche al formalismo auto-riflessivo del Modernismo di Greenberg e i richiami impliciti al Minimalismo di Richard Serra – e all’antimonumentalità p.es. di Jochen Gerz – sono, infatti, affetti da un’inindagata logica spettrale dell’incarnazione dell’immagine. Il riflesso degli spettatori sul monumento funerario è, finalmente, indice patetico e Verkörperung mediale dell’assenza.
Arthur Danto asserts that Maya Lin’s Vietnam Veterans Memorial in Washington embodies the rhetoric paradigm of internal beauty’s meaning. However, the relationship to the Kant’s pulchritudo adhaerens is not an easy one: Danto’s recalls against the self-referent formalism of Greenberg’s Modernism and his tacit issues about the environmental non-monumentality of Richard Serra’s Minimalism, are, most importantly, haunted by the unquestioned spectral logic of the image embodiment. The beholders’ reflecting shape on the funeral Wall is, finally, both a pathetic index and a medial incarnation–e.g. a Verkörperung–of the underworld.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/3020889
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