Nonostante il permanere di alcune tracce del nome e della nozione della «metafisica» nell’opera di Boezio, l’alto Medioevo sembra non documentare una cosciente collocazione di un sapere sostanzialmente corrispondente alla «prima philosophia» di Aristotele quale definito ambito di indagine, caratterizzato da princìpi propri e da un metodo peculiare. La prima testimonianza sulla determinazione epistemologica di una disciplina organizzata di questo tipo sembra essere, nell’avanzato secolo XII, quella proposta da Alano di Lilla, pochi decenni prima della riscoperta della metafisica aristotelica, secondo cui l’insegnamento dei «philosophi qui subtilius scrutantur naturas rerum» è indicato come indispensabile perfezionamento naturale, puramente razionale, dell’esposizione sistematica della verità teologica. La presente indagine è finalizzata a mostrare come questa innovazione nell’organizzazione del sapere nell’Occidente latino sia in realtà l’esito di un processo di sviluppo teoretico iniziato con Agostino, fortemente orientato dal contributo dallo stesso Boezio e poi progressivamente perfezionatosi, lungo l’arco di tutto l’alto Medioevo, nel corso delle più significative tappe di determinazione epistemologica di condizioni ed esiti del sapere umano relativo alle cause invisibili e intelligibili delle realtà visibili e mutevoli. Una articolata verifica dei contenuti di questa conoscenza (definita da Agostino, e da molti suoi lettori, “vera philosophia”), della collocazione di essa all’interno delle più autorevoli divisioni e sistemazioni delle scienze filosofiche, dell’oggetto delle sue indagini e del soggetto conoscente cui sono affidate, consente di riscrivere una pagina fino ad oggi scarsamente approfondita della storia del pensiero occidentale e di formulare una proposta di correzione, almeno parziale, al giudizio storiografico sull’alto Medioevo occidentale, tradizionalmente limitante e negativo in quanto fondato su un approccio non sufficientemente documentato e su una applicazione rigida del metodo comparativistico.

Quando la metafisica non c'era. "Vera philosophia" nell'Occidente latino 'pre-aristotelico'

D'ONOFRIO, Giulio
2005

Abstract

Nonostante il permanere di alcune tracce del nome e della nozione della «metafisica» nell’opera di Boezio, l’alto Medioevo sembra non documentare una cosciente collocazione di un sapere sostanzialmente corrispondente alla «prima philosophia» di Aristotele quale definito ambito di indagine, caratterizzato da princìpi propri e da un metodo peculiare. La prima testimonianza sulla determinazione epistemologica di una disciplina organizzata di questo tipo sembra essere, nell’avanzato secolo XII, quella proposta da Alano di Lilla, pochi decenni prima della riscoperta della metafisica aristotelica, secondo cui l’insegnamento dei «philosophi qui subtilius scrutantur naturas rerum» è indicato come indispensabile perfezionamento naturale, puramente razionale, dell’esposizione sistematica della verità teologica. La presente indagine è finalizzata a mostrare come questa innovazione nell’organizzazione del sapere nell’Occidente latino sia in realtà l’esito di un processo di sviluppo teoretico iniziato con Agostino, fortemente orientato dal contributo dallo stesso Boezio e poi progressivamente perfezionatosi, lungo l’arco di tutto l’alto Medioevo, nel corso delle più significative tappe di determinazione epistemologica di condizioni ed esiti del sapere umano relativo alle cause invisibili e intelligibili delle realtà visibili e mutevoli. Una articolata verifica dei contenuti di questa conoscenza (definita da Agostino, e da molti suoi lettori, “vera philosophia”), della collocazione di essa all’interno delle più autorevoli divisioni e sistemazioni delle scienze filosofiche, dell’oggetto delle sue indagini e del soggetto conoscente cui sono affidate, consente di riscrivere una pagina fino ad oggi scarsamente approfondita della storia del pensiero occidentale e di formulare una proposta di correzione, almeno parziale, al giudizio storiografico sull’alto Medioevo occidentale, tradizionalmente limitante e negativo in quanto fondato su un approccio non sufficientemente documentato e su una applicazione rigida del metodo comparativistico.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11386/3114625
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact