Il libro affronta la ricostruzione della parabola moderna dell’area casertana, ponendosi alla convergenza di più percorsi storiografici: l’analisi del feudalesimo post-medievale nell’Europa mediterranea; lo studio della grande nobiltà del Regno di Napoli; l’indagine sulle città e, in particolare, sui centri urbani del Mezzogiorno d’Italia. L’area casertana nei secoli centrali dell’età moderna si presenta come un valido osservatorio per l’analisi di fenomeni e dinamiche specifici del territorio, ma anche ascrivibili ad un universo giuridico-amministrativo e sociale comune all’intera area mediterranea. Le vicende plurisecolari di Caserta tra Medioevo ed Età contemporanea rivelano un vistoso vuoto storico e storiografico per i secoli della prima età moderna, fra il XVI e la metà del XVIII secolo. Questo libro intende colmare tale vuoto, mediante l’interpretazione di fonti completamente inedite o scarsamente esplorate. Lo “stato” feudale di Caserta, la cui genesi risale al Medioevo, al principio del ‘500 passa dal dominio dei conti della Ratta a quello degli Acquaviva d’Aragona, diventando uno strumento della politica regia di premio/punizione nei confronti dell’aristocrazia. Gli Acquaviva – dapprima accusati di ribellione agli Asburgo – si trovano ad inaugurare un nuovo ramo della famiglia, quello casertano per l’appunto, che raggiungerà un prestigio di dimensioni internazionali, sancito e al contempo favorito dall’elevazione al rango principesco ottenuta alla fine del XVI secolo. Un prestigio che si riverbera sulla città, investita dai fasti, dagli obblighi sociali e dallo stile di vita della corte feudale acquaviviana. Con l’arrivo dei Caetani, nobili romani e baroni del Regno napoletano, che si dimostrano feudatari meno assidui nei loro soggiorni a Caserta, si assiste ad un palpabile declino della corte principesca, benché sia innegabile il riflesso positivo sulla città proveniente dalla fama dell’importante casato romano. La storia della Caserta moderna si intreccia con la storia dei lignaggi aristocratici, che tanta attenzione ha ricevuto da parte della storiografia. Un’identità, quella nobiliare, che ha dato luogo nel tempo alla costruzione di modelli di comportamento e che ha rivelato la sostanziale tenuta, nella lunga durata, delle maggiori casate del Regno. Le vicende dello “stato” feudale di Caserta e le traversie patrimoniali dei suoi feudatari illustrano esemplarmente i fenomeni tipici della storia nobiliare: dalla scelta prevalente della carriera militare manifestata dagli Acquaviva, alla sapiente strumentalizzazione delle aderenze e delle posizioni ricoperte dagli alti ecclesiastici della famiglia privilegiata dai Caetani, al ruolo decisivo svolto dalle politiche matrimoniali, ma soprattutto dotali, adottate per la prole femminile da entrambi i lignaggi, politiche talmente determinanti da cagionare esiti cruciali, sia in positivo che in negativo, per il destino del casato e del possesso feudale. Durante l’età moderna, lo “stato” feudale casertano resta appannaggio di casate dell’antica aristocrazia e si struttura come una “città di casali”, articolata in 22 casali che formano l’universitas. Il presente studio, sulla base di una documentazione totalmente inedita, ricostruisce l’attività del governo locale casertano all’interno dello “stato” feudale, analizzando dinamiche sociali e politiche. Per gran parte dell’età moderna, l’identità della città di Caserta appare fragile, incapace di esprimere solidi e fondati elementi di autocoscienza ed autorappresentazione comunitaria, fino alla svolta borbonica che apre inattese opportunità per il centro casertano. Ciò alimenta l’operazione di ricostruzione delle memorie cittadine compiuta da Crescenzio Esperti negli anni Settanta del Settecento, orientata all’esaltazione del primato del patriziato e finalizzata all’ostentazione di un patrimonio identitario all’altezza del novello status di “Villa Reale”, al quale il sovrano Carlo di Borbone ha innalzato la città di Caserta.

Dal Principe al Re. Lo "stato" di Caserta da feudo a Villa Reale (secc. XVI-XVIII)

NOTO, Maria Anna
2012

Abstract

Il libro affronta la ricostruzione della parabola moderna dell’area casertana, ponendosi alla convergenza di più percorsi storiografici: l’analisi del feudalesimo post-medievale nell’Europa mediterranea; lo studio della grande nobiltà del Regno di Napoli; l’indagine sulle città e, in particolare, sui centri urbani del Mezzogiorno d’Italia. L’area casertana nei secoli centrali dell’età moderna si presenta come un valido osservatorio per l’analisi di fenomeni e dinamiche specifici del territorio, ma anche ascrivibili ad un universo giuridico-amministrativo e sociale comune all’intera area mediterranea. Le vicende plurisecolari di Caserta tra Medioevo ed Età contemporanea rivelano un vistoso vuoto storico e storiografico per i secoli della prima età moderna, fra il XVI e la metà del XVIII secolo. Questo libro intende colmare tale vuoto, mediante l’interpretazione di fonti completamente inedite o scarsamente esplorate. Lo “stato” feudale di Caserta, la cui genesi risale al Medioevo, al principio del ‘500 passa dal dominio dei conti della Ratta a quello degli Acquaviva d’Aragona, diventando uno strumento della politica regia di premio/punizione nei confronti dell’aristocrazia. Gli Acquaviva – dapprima accusati di ribellione agli Asburgo – si trovano ad inaugurare un nuovo ramo della famiglia, quello casertano per l’appunto, che raggiungerà un prestigio di dimensioni internazionali, sancito e al contempo favorito dall’elevazione al rango principesco ottenuta alla fine del XVI secolo. Un prestigio che si riverbera sulla città, investita dai fasti, dagli obblighi sociali e dallo stile di vita della corte feudale acquaviviana. Con l’arrivo dei Caetani, nobili romani e baroni del Regno napoletano, che si dimostrano feudatari meno assidui nei loro soggiorni a Caserta, si assiste ad un palpabile declino della corte principesca, benché sia innegabile il riflesso positivo sulla città proveniente dalla fama dell’importante casato romano. La storia della Caserta moderna si intreccia con la storia dei lignaggi aristocratici, che tanta attenzione ha ricevuto da parte della storiografia. Un’identità, quella nobiliare, che ha dato luogo nel tempo alla costruzione di modelli di comportamento e che ha rivelato la sostanziale tenuta, nella lunga durata, delle maggiori casate del Regno. Le vicende dello “stato” feudale di Caserta e le traversie patrimoniali dei suoi feudatari illustrano esemplarmente i fenomeni tipici della storia nobiliare: dalla scelta prevalente della carriera militare manifestata dagli Acquaviva, alla sapiente strumentalizzazione delle aderenze e delle posizioni ricoperte dagli alti ecclesiastici della famiglia privilegiata dai Caetani, al ruolo decisivo svolto dalle politiche matrimoniali, ma soprattutto dotali, adottate per la prole femminile da entrambi i lignaggi, politiche talmente determinanti da cagionare esiti cruciali, sia in positivo che in negativo, per il destino del casato e del possesso feudale. Durante l’età moderna, lo “stato” feudale casertano resta appannaggio di casate dell’antica aristocrazia e si struttura come una “città di casali”, articolata in 22 casali che formano l’universitas. Il presente studio, sulla base di una documentazione totalmente inedita, ricostruisce l’attività del governo locale casertano all’interno dello “stato” feudale, analizzando dinamiche sociali e politiche. Per gran parte dell’età moderna, l’identità della città di Caserta appare fragile, incapace di esprimere solidi e fondati elementi di autocoscienza ed autorappresentazione comunitaria, fino alla svolta borbonica che apre inattese opportunità per il centro casertano. Ciò alimenta l’operazione di ricostruzione delle memorie cittadine compiuta da Crescenzio Esperti negli anni Settanta del Settecento, orientata all’esaltazione del primato del patriziato e finalizzata all’ostentazione di un patrimonio identitario all’altezza del novello status di “Villa Reale”, al quale il sovrano Carlo di Borbone ha innalzato la città di Caserta.
9788871253251
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