Il lavoro approfondisce il tema della conservazione della garanzia patrimoniale del creditore e, in particolare, degli strumenti legislativi che il creditore può utilizzare nei confronti del debitore, qualora assuma comportamenti, positivi o negativi, a lui pregiudizievoli. L’intento è quello di verificare l’ampiezza del potere di conservazione riconosciuto al creditore. Ci si chiede se questo potere può essere esercitato senza controlli ulteriori rispetto a quello relativo ai limiti previsti dalla legge o se, invece, la “meritevolezza” dell’interesse del debitore imponga, di volta in volta, una concreta valutazione del “se” e “della misura in cui” i mezzi di conservazione possano essere impiegati. L’indagine ha tratto spunto dall’osservazione di una serie di fatti dai quali emerge che, talvolta, il creditore assume delle condotte che appaiono “di sospetta arbitrarietà”. Egli utilizza i mezzi di conservazione, sia di diritto comune sia di diritto speciale, per realizzare degli obiettivi che non sono conformi alla loro funzione, con conseguente danno per il debitore. Ne è conseguito l’interesse ad accertare se tali comportamenti assumano giuridica rilevanza e, quindi, possano essere individuati, all’interno del sistema normativo, strumenti per contrastarli, oppure debbano restare relegati nella sfera della coscienza individuale di ciascun creditore. In questa direzione, si è proceduto all’approfondimento della disciplina della responsabilità patrimoniale (art. 2740 c.c.) e delle principali questioni giuridiche connesse, nonché dei mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale: sia di quelli contemplati nella disciplina delle obbligazioni in generale, agli artt. 2900 ss. c.c. (azione surrogatoria, azione revocatoria, sequestro conservativo), sia di taluni strumenti conservativi di diritto speciale (sequestro conservativo in caso di separazione dei coniugi ex art. 156, comma 6, c.c.; sequestro tributario ex art. 22 del d.lgs. 472/1997; fermo amministrativo ex art. 86 d.p.R. 602/1973 e successive modifiche). Questa indagine, compiuta mediante un’interpretazione sistematica ed assiologica, ha condotto ad un risultato importante. Se il rapporto obbligatorio è una relazione tra situazioni giuridiche soggettive complesse e correlate, che serve a regolare interessi in conflitto, l’interesse del creditore non può essere considerato autonomamente rispetto all’interesse del debitore. Ciò implica che la responsabilità patrimoniale diventa uno strumento di bilanciamento tra interessi contrapposti. Il bilanciamento, compiuto mediante i criteri di “proporzionalità, adeguatezza e ragionevolezza costituzionale”, consente di delimitare il potere di conservazione del creditore, a seconda delle concrete esigenze, anche del debitore. Accertata la rilevanza giuridica della “sospetta arbitrarietà” delle condotte del creditore esaminate, si è posta l’esigenza di individuare la relativa qualificazione, quindi, gli strumenti di contrasto più adeguati. L’impiego “controfunzionale” dei mezzi di conservazione ha condotto ad inquadrare le menzionate condotte nella categoria dell’abuso del diritto. Questa categoria, intesa quale criterio di controllo assiologico della situazione soggettiva, è utile ma necessita di una specificazione nel diritto positivo. Tale specificazione, con specifico riguardo ai comportamenti iniqui del creditore, sembra poter essere rappresentata dalla immeritevolezza degli atti o delle azioni giudiziali per contrasto con i principi costituzionali ed europei. In un ordinamento è fondato sulla gerarchia dei valori, la legalità costituzionale ed europea diviene l’unico criterio idoneo ad orientare ed a limitare non solo gli atti normativi, ma anche gli atti di autonomia privata e le azioni giudiziali. La conseguenza è che la soluzione operativa più adeguata deve essere individuata attraverso l’applicazione diretta (Drittwirkung) dei principi costituzionali ed europei. La Drittwirkung dei principi costituzionali ed europei consente al debitore di ottenere il risarcimento del danno se la lesione è derivata dal compimento di un atto stragiudiziale. Se, invece, l’abuso è stato commesso dal debitore nell’esperimento di azioni giudiziali, il debitore potrà difendere la propria posizione attraverso una exceptio “di immeritevolezza per contrarietà ai principi costituzionali ed europei”. ENGLISH ABSTRACT: This book analyses the topic of the conservation of the creditor’s patrimonial guarantee and, in particular, of the legal instruments which can be used by the creditor against the debtor when the creditor adopts conducts that are harmful to the debtor. The aim is to verify the extension of the conservation power to which the creditor is entitled. We ask if this power can be exercised without further controls than the limits imposed by the law or if, rather, the “meritevolezza” of the debtor’s interest imposes, from time to time, a concrete evaluation of the conditions and the extent to which the creditor’s conservation instruments can be used. The analysis started from the observation of a number of cases in which the creditor runs some conducts that appear to be of “suspicious arbitrariness”. The creditor uses the conservation instruments, both the ones granted by the general law and the ones granted by the special law, to obtain objectives that are not meant for that purpose, creating harm to the debtor (chapter I). It has then been ascertained if the above said conducts have legal relevance and, therefore, if it is possible to find - within the legal system - instruments to contrast them, or they are left to the individual conscience. Following that direction, we have analysed the regulation of the patrimonial responsibility (art. 2740 c.c.) and of the related main legal issues (chapter II), and of the instruments of conservation of the creditor’s patrimonial guarantee, both the ones regulated in the regulations of the obligations in general by the art. 2900 and following of the Italian civil code and the ones regulated by the special legislation (chapter III). This analysis made with a systematic and axiological interpretation has led to an important result: as an obligation consists in a relationship between complex and related subjective situations and it is to regulate conflicting interests, the creditor’s interest cannot be considered autonomously from the debtor’s interest. This implies that the patrimonial responsibility becomes an instrument to balance opposing interests. The balance, made through criteria of constitutional proportionality, adequacy and reasonableness, allows to limit the creditor’s conservation power in consideration of the concrete needs also of the debtor. Once ascertained the legal relevance of the “suspicious arbitrariness” of the creditor’s examined conducts, the need arose to find the most suitable contrasting instruments. The “counterfunctional” use of the conservation instruments has led to identify such conducts in the category of legal abuse, which causes the “immeritevolezza” of the judicial actions due to the contrast with the Italian Constitution and the EU principles. In a legal system based on the hierarchy of the values, the Constitution and the EU principles are the only criteria that can be used to limit not only the laws, but also the acts of private autonomy and the judicial actions. The consequence is that the most feasible solution is the direct application (“Drittwirkung”) of the Italian Constitution and of the EU principles. The Drittwirkung of the Italian Constitution and of the EU principles allows the debtor to obtain the damages if his harm is consequence of an extrajudicial act. If instead the abuse has been made by the creditor with judicial actions, the debtor can defend his position through an “exceptio of immeritevolezza” for contrariety to the Italian Constitution and the EU principles (chapter IV).

Conservazione della garanzia patrimoniale e abusi del creditore.

LAZZARELLI, FEDERICA
2013

Abstract

Il lavoro approfondisce il tema della conservazione della garanzia patrimoniale del creditore e, in particolare, degli strumenti legislativi che il creditore può utilizzare nei confronti del debitore, qualora assuma comportamenti, positivi o negativi, a lui pregiudizievoli. L’intento è quello di verificare l’ampiezza del potere di conservazione riconosciuto al creditore. Ci si chiede se questo potere può essere esercitato senza controlli ulteriori rispetto a quello relativo ai limiti previsti dalla legge o se, invece, la “meritevolezza” dell’interesse del debitore imponga, di volta in volta, una concreta valutazione del “se” e “della misura in cui” i mezzi di conservazione possano essere impiegati. L’indagine ha tratto spunto dall’osservazione di una serie di fatti dai quali emerge che, talvolta, il creditore assume delle condotte che appaiono “di sospetta arbitrarietà”. Egli utilizza i mezzi di conservazione, sia di diritto comune sia di diritto speciale, per realizzare degli obiettivi che non sono conformi alla loro funzione, con conseguente danno per il debitore. Ne è conseguito l’interesse ad accertare se tali comportamenti assumano giuridica rilevanza e, quindi, possano essere individuati, all’interno del sistema normativo, strumenti per contrastarli, oppure debbano restare relegati nella sfera della coscienza individuale di ciascun creditore. In questa direzione, si è proceduto all’approfondimento della disciplina della responsabilità patrimoniale (art. 2740 c.c.) e delle principali questioni giuridiche connesse, nonché dei mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale: sia di quelli contemplati nella disciplina delle obbligazioni in generale, agli artt. 2900 ss. c.c. (azione surrogatoria, azione revocatoria, sequestro conservativo), sia di taluni strumenti conservativi di diritto speciale (sequestro conservativo in caso di separazione dei coniugi ex art. 156, comma 6, c.c.; sequestro tributario ex art. 22 del d.lgs. 472/1997; fermo amministrativo ex art. 86 d.p.R. 602/1973 e successive modifiche). Questa indagine, compiuta mediante un’interpretazione sistematica ed assiologica, ha condotto ad un risultato importante. Se il rapporto obbligatorio è una relazione tra situazioni giuridiche soggettive complesse e correlate, che serve a regolare interessi in conflitto, l’interesse del creditore non può essere considerato autonomamente rispetto all’interesse del debitore. Ciò implica che la responsabilità patrimoniale diventa uno strumento di bilanciamento tra interessi contrapposti. Il bilanciamento, compiuto mediante i criteri di “proporzionalità, adeguatezza e ragionevolezza costituzionale”, consente di delimitare il potere di conservazione del creditore, a seconda delle concrete esigenze, anche del debitore. Accertata la rilevanza giuridica della “sospetta arbitrarietà” delle condotte del creditore esaminate, si è posta l’esigenza di individuare la relativa qualificazione, quindi, gli strumenti di contrasto più adeguati. L’impiego “controfunzionale” dei mezzi di conservazione ha condotto ad inquadrare le menzionate condotte nella categoria dell’abuso del diritto. Questa categoria, intesa quale criterio di controllo assiologico della situazione soggettiva, è utile ma necessita di una specificazione nel diritto positivo. Tale specificazione, con specifico riguardo ai comportamenti iniqui del creditore, sembra poter essere rappresentata dalla immeritevolezza degli atti o delle azioni giudiziali per contrasto con i principi costituzionali ed europei. In un ordinamento è fondato sulla gerarchia dei valori, la legalità costituzionale ed europea diviene l’unico criterio idoneo ad orientare ed a limitare non solo gli atti normativi, ma anche gli atti di autonomia privata e le azioni giudiziali. La conseguenza è che la soluzione operativa più adeguata deve essere individuata attraverso l’applicazione diretta (Drittwirkung) dei principi costituzionali ed europei. La Drittwirkung dei principi costituzionali ed europei consente al debitore di ottenere il risarcimento del danno se la lesione è derivata dal compimento di un atto stragiudiziale. Se, invece, l’abuso è stato commesso dal debitore nell’esperimento di azioni giudiziali, il debitore potrà difendere la propria posizione attraverso una exceptio “di immeritevolezza per contrarietà ai principi costituzionali ed europei”. ENGLISH ABSTRACT: This book analyses the topic of the conservation of the creditor’s patrimonial guarantee and, in particular, of the legal instruments which can be used by the creditor against the debtor when the creditor adopts conducts that are harmful to the debtor. The aim is to verify the extension of the conservation power to which the creditor is entitled. We ask if this power can be exercised without further controls than the limits imposed by the law or if, rather, the “meritevolezza” of the debtor’s interest imposes, from time to time, a concrete evaluation of the conditions and the extent to which the creditor’s conservation instruments can be used. The analysis started from the observation of a number of cases in which the creditor runs some conducts that appear to be of “suspicious arbitrariness”. The creditor uses the conservation instruments, both the ones granted by the general law and the ones granted by the special law, to obtain objectives that are not meant for that purpose, creating harm to the debtor (chapter I). It has then been ascertained if the above said conducts have legal relevance and, therefore, if it is possible to find - within the legal system - instruments to contrast them, or they are left to the individual conscience. Following that direction, we have analysed the regulation of the patrimonial responsibility (art. 2740 c.c.) and of the related main legal issues (chapter II), and of the instruments of conservation of the creditor’s patrimonial guarantee, both the ones regulated in the regulations of the obligations in general by the art. 2900 and following of the Italian civil code and the ones regulated by the special legislation (chapter III). This analysis made with a systematic and axiological interpretation has led to an important result: as an obligation consists in a relationship between complex and related subjective situations and it is to regulate conflicting interests, the creditor’s interest cannot be considered autonomously from the debtor’s interest. This implies that the patrimonial responsibility becomes an instrument to balance opposing interests. The balance, made through criteria of constitutional proportionality, adequacy and reasonableness, allows to limit the creditor’s conservation power in consideration of the concrete needs also of the debtor. Once ascertained the legal relevance of the “suspicious arbitrariness” of the creditor’s examined conducts, the need arose to find the most suitable contrasting instruments. The “counterfunctional” use of the conservation instruments has led to identify such conducts in the category of legal abuse, which causes the “immeritevolezza” of the judicial actions due to the contrast with the Italian Constitution and the EU principles. In a legal system based on the hierarchy of the values, the Constitution and the EU principles are the only criteria that can be used to limit not only the laws, but also the acts of private autonomy and the judicial actions. The consequence is that the most feasible solution is the direct application (“Drittwirkung”) of the Italian Constitution and of the EU principles. The Drittwirkung of the Italian Constitution and of the EU principles allows the debtor to obtain the damages if his harm is consequence of an extrajudicial act. If instead the abuse has been made by the creditor with judicial actions, the debtor can defend his position through an “exceptio of immeritevolezza” for contrariety to the Italian Constitution and the EU principles (chapter IV).
9788849527131
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4090253
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