Il tema dell'immaginazione in relazione alla politica è complesso, a causa della complessità di entrambi i lemmi usati in modo banalizzato e indeterminato che evoca esperienze diverse a seconda del background culturale e del contesto in cui si parla. È quello che si direbbe un discorso labile polisemantico, ma ciò nonostante la coppia concettuale ha una importanza decisiva nel pensiero della politica e pone problemi ineludibili, dal momento che - ed è questo il presupposto di questo saggio - il ruolo dell'immaginazione nel fenomeno politico è assolutamente cruciale, addirittura costitutivo. L'ipotesi che sorregge questo saggio è la seguente: la tradizionale separazione di immaginario e immaginazione che definisce il primo come supporto del sociale, e il secondo, sulla scia romantica, come la potenza soggettiva che istituisce il novum politico, è problematica e necessita di una maggiore attenzione alla dimensione negativa, distruttiva dell'immaginazione stessa che non rivela, ma coincide con il soggetto. Evidenziata sia pur brevemente la demonicità del concetto in alcune decisive svolte del pensiero politico, lo si metterà alla prova con la proliferazione abnorme del ruolo delle immagini stesse nella attuale fase del capitalismo cognitivo, dove esattamente il momento distruttivo e potenzialmente antagonistico, il soggetto nella sua dissidenza verso l'immaginario dominante, viene meno.

Immaginario, immaginazione e politica: tracce di una genealogia

BAZZICALUPO, Laura
2013

Abstract

Il tema dell'immaginazione in relazione alla politica è complesso, a causa della complessità di entrambi i lemmi usati in modo banalizzato e indeterminato che evoca esperienze diverse a seconda del background culturale e del contesto in cui si parla. È quello che si direbbe un discorso labile polisemantico, ma ciò nonostante la coppia concettuale ha una importanza decisiva nel pensiero della politica e pone problemi ineludibili, dal momento che - ed è questo il presupposto di questo saggio - il ruolo dell'immaginazione nel fenomeno politico è assolutamente cruciale, addirittura costitutivo. L'ipotesi che sorregge questo saggio è la seguente: la tradizionale separazione di immaginario e immaginazione che definisce il primo come supporto del sociale, e il secondo, sulla scia romantica, come la potenza soggettiva che istituisce il novum politico, è problematica e necessita di una maggiore attenzione alla dimensione negativa, distruttiva dell'immaginazione stessa che non rivela, ma coincide con il soggetto. Evidenziata sia pur brevemente la demonicità del concetto in alcune decisive svolte del pensiero politico, lo si metterà alla prova con la proliferazione abnorme del ruolo delle immagini stesse nella attuale fase del capitalismo cognitivo, dove esattamente il momento distruttivo e potenzialmente antagonistico, il soggetto nella sua dissidenza verso l'immaginario dominante, viene meno.
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