ENG. What happens to critical and aesthetic discourse when a painter promises that he will not paint anymore? What goes on when a famous artist says that all the paintings are just junk or dust, and all the institutional sites of the art-world – actually, the White cube of Clement Greemberg’s Modernism – are just wasted spaces? What’s the matter or the reason of the prestige of a similar no-working man, and what’s the perceptible quality of the value of a so-called art without any artefact at all? In the late '50sand early'60s in Paris, Andy Warhol and Yves Klein claimin different butvery similar ways the end of painting and the disappearing of the work of art from the exposition site and its becoming immaterial or environmental art, indiscernible within its surrounding living space and, finally, with the atmosphere of glamour and snobbish artist’s life. What kind of phenomenology, pragmatic, rhetoric, poetics, economy and ontology is possible when nospectatorialmode of visual consumption is any longer possible? What type of aesthetic relationship actually happens under these planned and produced conditions of non-perceptual and ‘artialized’ living experience? After more than fifty years, the statements of The philosophy of Andy Warhol and the Exposition of void of Yves Klein have not yet stopped to pose questions as such to aesthetics, theory of literature and critics, and to the history of art. ITA. Cosa capita alla critica d’arte e all’estetica quando un pittore promette che dipingerà mai più? Cosa succede quando un artista famoso afferma che la pittura è solo spazzatura o polvere, e che tutti i siti istituzionali – paradigmaticamente, il white cube del Modernismo di Clement Greemberg – sono soltanto spazi sprecati? Qual è la causa o la ragione del prestigio di un siffatto uomo senz’opera, di un siffatto artista nullafacente, e qual è la qualità percepibile di una cosiddetta arte senz’artefatti? A Parigi, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, Andy Warhol e Yves Klein dichiarano la fine della pittura e la sparizione dell’opera d’arte dal sito espositivo e il suo diventare immateriale o ambientale, indiscernibile dallo spazio vissuto e, finalmente, dall’atmosfera glamour e dalla vita snob dell’artista. Che tipo di fenomenologia, di pragmatica, di retorica, di poetica, di economia e di ontologia è possibile quando non è più possibile alcuna relazione spettatoriale con l’arte? Che tipo di relazione estetica è possibile a partire da tali condizioni, pur sempre progettate e artificialmente realizzate o enunciate, di un’esperienza vissuta non-percettiva e arzializzata? Dopo più di cinquat’anni, The philosophy of Andy Warhol e l’Exposition du Vide di Yves Klein ancora pongono questioni simili all’estetica, alla critica e alla storia dell’arte.

Only noise if you ca see. Spazi vuoti e luoghi dell’arte

FIMIANI, Filippo
2014

Abstract

ENG. What happens to critical and aesthetic discourse when a painter promises that he will not paint anymore? What goes on when a famous artist says that all the paintings are just junk or dust, and all the institutional sites of the art-world – actually, the White cube of Clement Greemberg’s Modernism – are just wasted spaces? What’s the matter or the reason of the prestige of a similar no-working man, and what’s the perceptible quality of the value of a so-called art without any artefact at all? In the late '50sand early'60s in Paris, Andy Warhol and Yves Klein claimin different butvery similar ways the end of painting and the disappearing of the work of art from the exposition site and its becoming immaterial or environmental art, indiscernible within its surrounding living space and, finally, with the atmosphere of glamour and snobbish artist’s life. What kind of phenomenology, pragmatic, rhetoric, poetics, economy and ontology is possible when nospectatorialmode of visual consumption is any longer possible? What type of aesthetic relationship actually happens under these planned and produced conditions of non-perceptual and ‘artialized’ living experience? After more than fifty years, the statements of The philosophy of Andy Warhol and the Exposition of void of Yves Klein have not yet stopped to pose questions as such to aesthetics, theory of literature and critics, and to the history of art. ITA. Cosa capita alla critica d’arte e all’estetica quando un pittore promette che dipingerà mai più? Cosa succede quando un artista famoso afferma che la pittura è solo spazzatura o polvere, e che tutti i siti istituzionali – paradigmaticamente, il white cube del Modernismo di Clement Greemberg – sono soltanto spazi sprecati? Qual è la causa o la ragione del prestigio di un siffatto uomo senz’opera, di un siffatto artista nullafacente, e qual è la qualità percepibile di una cosiddetta arte senz’artefatti? A Parigi, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, Andy Warhol e Yves Klein dichiarano la fine della pittura e la sparizione dell’opera d’arte dal sito espositivo e il suo diventare immateriale o ambientale, indiscernibile dallo spazio vissuto e, finalmente, dall’atmosfera glamour e dalla vita snob dell’artista. Che tipo di fenomenologia, di pragmatica, di retorica, di poetica, di economia e di ontologia è possibile quando non è più possibile alcuna relazione spettatoriale con l’arte? Che tipo di relazione estetica è possibile a partire da tali condizioni, pur sempre progettate e artificialmente realizzate o enunciate, di un’esperienza vissuta non-percettiva e arzializzata? Dopo più di cinquat’anni, The philosophy of Andy Warhol e l’Exposition du Vide di Yves Klein ancora pongono questioni simili all’estetica, alla critica e alla storia dell’arte.
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