Questo studio nasce dalla lettura di una recente riedizione italiana del Contratto sociale di Rousseau pubblicata da Feltrinelli (2014) con introduzione di Alberto Burgio, traduzione di Jole Bertolazzi e note critiche di Andrea Marchili. In particolare, dalla interessante introduzione di Burgio, soprattutto nelle parti dedicate alla complessa idea che Rousseau esprime sullo «stato regolativo della volontà generale», sulle modalità con cui si possa «aiutare il popolo» nelle sue capacità decisionali in ordine alle più convenienti strategie politiche da perseguire e, dunque, da porre in essere, sui «presupposti etici della legislazione e l’eredità del contratto», ci sembrano emergere alcuni impliciti spunti utili ad una più ampia riflessione su un tema di stringente attualità: il concetto di «bene comune», che pure sembra essere tra i motivi cardini ispiratori dell’opera del Ginevrino. Si tratta di un tema che, come è facile intuire, non va assolutamente identificato con «il diritto alla felicità», di cui di recente Antonio Trampus ha offerto una interessante sintesi per l’età moderna. Piuttosto, si tratta di una materia che, oggi più di ieri, alla luce del più recente dibattito apertosi sulla nozione di «pensiero sociale della Chiesa», si sente necessario comprendere almeno nelle sue più generali direttrici di marcia storica. In questa semplice direzione muovono dunque le considerazioni di cui si nutre questo studio, il cui valore è essenzialmente introduttivo ad un argomento di complessa articolazione e di assai difficile definizione storica.

Attualità storica di un tema d'età moderna: il «bene comune».

TORTORA, Alfonso
2015

Abstract

Questo studio nasce dalla lettura di una recente riedizione italiana del Contratto sociale di Rousseau pubblicata da Feltrinelli (2014) con introduzione di Alberto Burgio, traduzione di Jole Bertolazzi e note critiche di Andrea Marchili. In particolare, dalla interessante introduzione di Burgio, soprattutto nelle parti dedicate alla complessa idea che Rousseau esprime sullo «stato regolativo della volontà generale», sulle modalità con cui si possa «aiutare il popolo» nelle sue capacità decisionali in ordine alle più convenienti strategie politiche da perseguire e, dunque, da porre in essere, sui «presupposti etici della legislazione e l’eredità del contratto», ci sembrano emergere alcuni impliciti spunti utili ad una più ampia riflessione su un tema di stringente attualità: il concetto di «bene comune», che pure sembra essere tra i motivi cardini ispiratori dell’opera del Ginevrino. Si tratta di un tema che, come è facile intuire, non va assolutamente identificato con «il diritto alla felicità», di cui di recente Antonio Trampus ha offerto una interessante sintesi per l’età moderna. Piuttosto, si tratta di una materia che, oggi più di ieri, alla luce del più recente dibattito apertosi sulla nozione di «pensiero sociale della Chiesa», si sente necessario comprendere almeno nelle sue più generali direttrici di marcia storica. In questa semplice direzione muovono dunque le considerazioni di cui si nutre questo studio, il cui valore è essenzialmente introduttivo ad un argomento di complessa articolazione e di assai difficile definizione storica.
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