A sophisticated teacher and visionary writer, an elegant copyist and an original German thinker of the eleventh century, the monk Otloh of St. Emmeram (c. 1010-1070) is a misunderstood, but fascinating, witness to the first stage of ecclesiastical reform and the clash between the papacy and the empire. His writings from various genres (sermons, hagiography, poetic compositions, collections of sententiae) are replete with informed philosophical-theological speculations. Tormented in his youth by the radical doubt of atheism – as he recounts in his Liber de temptatione, one of the first autobiographies of the Middle Ages – he seeks at length a way to avail himself of a culture both illuminated by the faith and positioned far from the deviant rationalism that he recognizes in some contemporaries. Thus, because of his meager trust in the possibilities of reaching the fullness of truth, he insists particularly on the ethical-practical aspects of knowledge and arrives at moderately probabilistic results. His greatest work, Dialogus de tribus questionibus, recognizes everywhere in the cosmos the justice of an unfathomable, but benevolent, Creator, who permits evil only because it results in, through contrast, the good. In Otloh’s variegated pages, the finite intellect, suspended between the knowledge of its limited capacities and the certainty of the inscrutable divine omnipotence, is called to seek God in two books, natura and scriptura, in which God has revealed to man his own inaccessible truths.

Maestro nelle scuole claustrali, raffinato copista e originale pensatore tedesco del secolo xi, il monaco Otlone di Sankt Emmeram (1010-1070 ca.) è un misconosciuto ma affascinante testimone della prima stagione della riforma ecclesiastica e dello scontro tra papato e impero, autore di testi di diverso genere letterario (sermoni, scritti ‘visionari’, componimenti poetici, raccolte di sententiae) attraversati da una comune e consapevole speculazione filosofico-teologica. Tormentato in gioventù dal dubbio radicale dell’ateismo, che descrive nel Liber de temptatione, una delle prime autobiografie del Medioevo, egli si interroga a lungo sul modo di fruire correttamente di una cultura cristianamente orientata, lontana dal razionalismo deviante che riconosce in alcuni contemporanei; poco fiducioso delle possibilità di una comprensione complessiva del vero, rivolge quindi particolare attenzione agli aspetti etico-pratici del sapere, approdando a esiti moderatamente probabilisti. La sua opera maggiore, il Dialogus de tribus quaestionibus, riconosce ovunque nel cosmo la giustizia di un Creatore insondabile ma benevolo, che permette il male solo perché risalti maggiormente, per contrasto, il bene, e che aspira a farsi presente all’uomo attraverso i due libri della Natura e della Scriptura. Lo studio e la comprensione di questi ultimi bastano a suggerire le verità accessibili all’intelletto umano, sospeso tra la consapevolezza delle sue limitate capacità e la certezza dell’immensa trascendenza e onnipotenza divine.

Le ragioni del diavolo. Otlone di Sankt Emmeram e la filosofia

DE FILIPPIS, RENATO
2015-01-01

Abstract

Maestro nelle scuole claustrali, raffinato copista e originale pensatore tedesco del secolo xi, il monaco Otlone di Sankt Emmeram (1010-1070 ca.) è un misconosciuto ma affascinante testimone della prima stagione della riforma ecclesiastica e dello scontro tra papato e impero, autore di testi di diverso genere letterario (sermoni, scritti ‘visionari’, componimenti poetici, raccolte di sententiae) attraversati da una comune e consapevole speculazione filosofico-teologica. Tormentato in gioventù dal dubbio radicale dell’ateismo, che descrive nel Liber de temptatione, una delle prime autobiografie del Medioevo, egli si interroga a lungo sul modo di fruire correttamente di una cultura cristianamente orientata, lontana dal razionalismo deviante che riconosce in alcuni contemporanei; poco fiducioso delle possibilità di una comprensione complessiva del vero, rivolge quindi particolare attenzione agli aspetti etico-pratici del sapere, approdando a esiti moderatamente probabilisti. La sua opera maggiore, il Dialogus de tribus quaestionibus, riconosce ovunque nel cosmo la giustizia di un Creatore insondabile ma benevolo, che permette il male solo perché risalti maggiormente, per contrasto, il bene, e che aspira a farsi presente all’uomo attraverso i due libri della Natura e della Scriptura. Lo studio e la comprensione di questi ultimi bastano a suggerire le verità accessibili all’intelletto umano, sospeso tra la consapevolezza delle sue limitate capacità e la certezza dell’immensa trascendenza e onnipotenza divine.
978-88-311-1804-0
A sophisticated teacher and visionary writer, an elegant copyist and an original German thinker of the eleventh century, the monk Otloh of St. Emmeram (c. 1010-1070) is a misunderstood, but fascinating, witness to the first stage of ecclesiastical reform and the clash between the papacy and the empire. His writings from various genres (sermons, hagiography, poetic compositions, collections of sententiae) are replete with informed philosophical-theological speculations. Tormented in his youth by the radical doubt of atheism – as he recounts in his Liber de temptatione, one of the first autobiographies of the Middle Ages – he seeks at length a way to avail himself of a culture both illuminated by the faith and positioned far from the deviant rationalism that he recognizes in some contemporaries. Thus, because of his meager trust in the possibilities of reaching the fullness of truth, he insists particularly on the ethical-practical aspects of knowledge and arrives at moderately probabilistic results. His greatest work, Dialogus de tribus questionibus, recognizes everywhere in the cosmos the justice of an unfathomable, but benevolent, Creator, who permits evil only because it results in, through contrast, the good. In Otloh’s variegated pages, the finite intellect, suspended between the knowledge of its limited capacities and the certainty of the inscrutable divine omnipotence, is called to seek God in two books, natura and scriptura, in which God has revealed to man his own inaccessible truths.
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