A partire dalla considerazione che categorie come instabilitas e peregrinatio rappresentano premesse indispensabili per comprendere molti dei rapporti che si stabilirono, nell’Italia meridionale medievale, tra i monaci e le istituzioni latine ma anche con i territori orientali e, tra essi, il monte Athos, nel saggio si indagano i rapporti, culturali ma anche segnati da presenze fisiche, tra il monachesimo occidentale e quello athonita. All’interno di un fenomeno più generale, che spingeva i monaci latini verso il mondo orientale, e nella consapevolezza che esso ci sia tramandato soprattutto dalle fonti agiografiche, si analizzano le relazioni con l’Athos di alcuni monaci italo-greci, come Fantino il Giovane, Niceforo il Nudo e Bartolomeo di Simeri; per passare poi alle testimonianze di conoscenza reciproca tra il monachesimo athonita e quello meridionale, documentate soprattutto dalla conoscenza che sull’Athos si aveva della Regola di s. Benedetto e dalla circolazione nell’Italia del Sud dei codici contenenti le opere dei due riformatori del monachesimo bizantino, Teodoro di Studio e Atanasio Athonita. Infine, si esaminano il viaggio del cassinese Giovanni sul monte Athos, nell’ultimo decennio del X secolo, e si ripercorre la storia del terzo monastero di rito latino attestato sulla Montagna, oltre quelli del “Calabrese” e del “Siciliano”, e cioè il cosiddetto cenobio “degli Amalfitani”, attestato a partire dal 1010.

I monaci italo-greci dell’Italia meridionale e il Monte Athos

GALDI, Amalia
2017

Abstract

A partire dalla considerazione che categorie come instabilitas e peregrinatio rappresentano premesse indispensabili per comprendere molti dei rapporti che si stabilirono, nell’Italia meridionale medievale, tra i monaci e le istituzioni latine ma anche con i territori orientali e, tra essi, il monte Athos, nel saggio si indagano i rapporti, culturali ma anche segnati da presenze fisiche, tra il monachesimo occidentale e quello athonita. All’interno di un fenomeno più generale, che spingeva i monaci latini verso il mondo orientale, e nella consapevolezza che esso ci sia tramandato soprattutto dalle fonti agiografiche, si analizzano le relazioni con l’Athos di alcuni monaci italo-greci, come Fantino il Giovane, Niceforo il Nudo e Bartolomeo di Simeri; per passare poi alle testimonianze di conoscenza reciproca tra il monachesimo athonita e quello meridionale, documentate soprattutto dalla conoscenza che sull’Athos si aveva della Regola di s. Benedetto e dalla circolazione nell’Italia del Sud dei codici contenenti le opere dei due riformatori del monachesimo bizantino, Teodoro di Studio e Atanasio Athonita. Infine, si esaminano il viaggio del cassinese Giovanni sul monte Athos, nell’ultimo decennio del X secolo, e si ripercorre la storia del terzo monastero di rito latino attestato sulla Montagna, oltre quelli del “Calabrese” e del “Siciliano”, e cioè il cosiddetto cenobio “degli Amalfitani”, attestato a partire dal 1010.
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