In this article the paradigm shift which musicology underwent between the 1980s and ‘90s in the United States – the so-called New Musicology – is described in terms of an expression of protest towards the conservative politics to which post-war American “old” musicology was said to be linked. In the first section the system of consent against which the new musicologists reacted is described. Subsequently some rhetorical strategies used in their critique of “old” musicology are highlighted. The essay deals with two authors, whose writings have been decisive for the general outcome of New Musicology: Joseph Kerman, and Rose Rosengard Subotnik. How disciplinarity can be a battleground for opposing political views and how scientific dissent makes use of rhetorical strategies meant to undermine the institutionalized systems of scholarly consent is demonstrated. In the end, the article shows how the new musicologists’ criticism was not conceived as a radical protest. It was rather an expression of dissent in a truly democratic sense: in the interests of a mediation and negotiation between a range of values, assumptions and standpoints. As such, it was indeed more a “set of variations” elaborated on the fundamental categories of thought of traditional musicology than an uncompromising and radical negation.

Il saggio affronta il mutamento di paradigmi cui la musicologia andò incontro tra gli anni '80 e '90 negli Stati Uniti, dando vita alla cosiddetta New Musicology. Questo fenomeno viene descritto come l’esito di un movimento di dissenso nei confronti di un’ideologia conservatrice. Nella prima parte dell’articolo viene descritto il sistema di consenso contro il quale i new musicologists reagirono. Successivamente vengono evidenziate alcune strategie retoriche tipiche della loro critica alla "vecchia" musicologia. Il saggio si concentra in particolare su due autori, i cui scritti furono decisivi per gli orientamenti della New Musicology nel suo complesso: Joseph Kerman e Rose Rosengard Subotnik. La ricostruzione dell’autore mette in evidenza come il dibattito disciplinare possa divenire un campo di battaglia per opposte visioni politiche, e come il dissenso scientifico faccia uso di strategie retoriche volte a minare le costruzioni istituzionalizzate del consenso scientifico. In conclusione, l'articolo dimostra come la critica dei new musicologists non sia stata concepita come una protesta radicale ma piuttosto come un'espressione di dissenso in una forma autenticamente democratica; finalizzata, cioè, alla mediazione e negoziazione tra differenti valori, posizioni e punti di vista. Essa, infatti, sottopose le categorie di pensiero fondamentali della musicologia tradizionale più a una "serie di variazioni" che non a una radicale e intransigente sconfessione.

Dissenting Variations. The Rhetoric of New Musicology

M. Locanto
2017

Abstract

Il saggio affronta il mutamento di paradigmi cui la musicologia andò incontro tra gli anni '80 e '90 negli Stati Uniti, dando vita alla cosiddetta New Musicology. Questo fenomeno viene descritto come l’esito di un movimento di dissenso nei confronti di un’ideologia conservatrice. Nella prima parte dell’articolo viene descritto il sistema di consenso contro il quale i new musicologists reagirono. Successivamente vengono evidenziate alcune strategie retoriche tipiche della loro critica alla "vecchia" musicologia. Il saggio si concentra in particolare su due autori, i cui scritti furono decisivi per gli orientamenti della New Musicology nel suo complesso: Joseph Kerman e Rose Rosengard Subotnik. La ricostruzione dell’autore mette in evidenza come il dibattito disciplinare possa divenire un campo di battaglia per opposte visioni politiche, e come il dissenso scientifico faccia uso di strategie retoriche volte a minare le costruzioni istituzionalizzate del consenso scientifico. In conclusione, l'articolo dimostra come la critica dei new musicologists non sia stata concepita come una protesta radicale ma piuttosto come un'espressione di dissenso in una forma autenticamente democratica; finalizzata, cioè, alla mediazione e negoziazione tra differenti valori, posizioni e punti di vista. Essa, infatti, sottopose le categorie di pensiero fondamentali della musicologia tradizionale più a una "serie di variazioni" che non a una radicale e intransigente sconfessione.
In this article the paradigm shift which musicology underwent between the 1980s and ‘90s in the United States – the so-called New Musicology – is described in terms of an expression of protest towards the conservative politics to which post-war American “old” musicology was said to be linked. In the first section the system of consent against which the new musicologists reacted is described. Subsequently some rhetorical strategies used in their critique of “old” musicology are highlighted. The essay deals with two authors, whose writings have been decisive for the general outcome of New Musicology: Joseph Kerman, and Rose Rosengard Subotnik. How disciplinarity can be a battleground for opposing political views and how scientific dissent makes use of rhetorical strategies meant to undermine the institutionalized systems of scholarly consent is demonstrated. In the end, the article shows how the new musicologists’ criticism was not conceived as a radical protest. It was rather an expression of dissent in a truly democratic sense: in the interests of a mediation and negotiation between a range of values, assumptions and standpoints. As such, it was indeed more a “set of variations” elaborated on the fundamental categories of thought of traditional musicology than an uncompromising and radical negation.
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