Il contributo prende vita dall’ambiziosa sfida colta durante un convegno internazionale tenutosi nel 2009 all’Università di Genova (Alessandro Dal Lago), in collaborazione con la UCLA (University of California, Los Angeles, nella figura di Thomas Harrison). In questa occasione studiosi americani e italiani si sono confrontati per la prima volta sulle Watts Towers di Sabato (Simon, Sam) Rodia (1879-1965), decimo monumento dello Stato della California, che sorge nel quartiere Watts di Los Angeles, in California e rappresentano una delle opere più significative dell’arte e dell’architettura del secolo scorso, costruite dall’italiano Rodia, emigrato negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento. Si tratta di un esempio originale di opera unica, realizzata da una singola persona nell’arco temporale che va dal 1921 al 1954 e che, nel tempo, ha assunto il valore di opera pubblica. L’autore è un migrante italiano semi-analfabeta che sfidò le classiche tipologie di concezione artistica, a tal punto che molti studiosi considerano la sua opera un capolavoro di ingegneria intuitiva e di acume artistico, nonostante egli non sembrasse possedere una conoscenza formale delle nozioni di architettura. L'articolo analizza i processi di patrimonializzazione tra arte e migrazione e le relazioni che l'opera intesse con i Gigli di Nola in Campania e più in generale con un immaginario migrante.

“Dalle Watts Towers di Los Angeles ai Gigli di Nola. Processi di patrimonializzazione tra arte e migrazione”

BALLACCHINO K
2012

Abstract

Il contributo prende vita dall’ambiziosa sfida colta durante un convegno internazionale tenutosi nel 2009 all’Università di Genova (Alessandro Dal Lago), in collaborazione con la UCLA (University of California, Los Angeles, nella figura di Thomas Harrison). In questa occasione studiosi americani e italiani si sono confrontati per la prima volta sulle Watts Towers di Sabato (Simon, Sam) Rodia (1879-1965), decimo monumento dello Stato della California, che sorge nel quartiere Watts di Los Angeles, in California e rappresentano una delle opere più significative dell’arte e dell’architettura del secolo scorso, costruite dall’italiano Rodia, emigrato negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento. Si tratta di un esempio originale di opera unica, realizzata da una singola persona nell’arco temporale che va dal 1921 al 1954 e che, nel tempo, ha assunto il valore di opera pubblica. L’autore è un migrante italiano semi-analfabeta che sfidò le classiche tipologie di concezione artistica, a tal punto che molti studiosi considerano la sua opera un capolavoro di ingegneria intuitiva e di acume artistico, nonostante egli non sembrasse possedere una conoscenza formale delle nozioni di architettura. L'articolo analizza i processi di patrimonializzazione tra arte e migrazione e le relazioni che l'opera intesse con i Gigli di Nola in Campania e più in generale con un immaginario migrante.
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