In a political and cultural season in which we see the more and more extensive achievement of bioeconomy, it seems necessary to pedagogically rethink an anthropological and educational canon that is alternative to the human capital one (Foucault, Sen, Baldacci). If, on the one hand, it is not possible to overlook the biopolitical mark of modern and contemporary economism, on the other hand, but risking appearing unable to ask a pedagogical question to the present, the need to register economical pervasiveness, in the educational field as well, and to detect a way out of the ruling economization of lives and pedagogy itself, urgently emerges. Bioeconomy calls for a pedagogical reflection capable of reactualizing Natorp’s concept of education as common good and of economy as activity class at the service of education, in support of its implementation. Bioeconomy also forces to a recapitalization of pedagogy (Granese) along a path that can humanistically mark the common home. Moving from these premises, the essay will attempt to challenge the ruling economization through the provocation-bet of an education to inoperosity.

In una stagione politica e culturale in cui si assiste all’affermazione sempre più capillare della bioeconomia appare necessario ripensare pedagogicamente un canone antropologico ed educativo alternativo a quello del capitale umano (Foucault, Sen, Baldacci). Se, da una parte, non è possibile trascurare la cifra biopolitica dell’economicismo moderno e contemporaneo, dall’altra – se non a rischio di mostrarsi incapaci di rivolgere una domanda pedagogica al presente – emerge con urgenza la necessità di registrare la pervasività economica, anche in ambito educativo, e sempre più avvertita è l’esigenza di individuare una via d’uscita all’imperante economicizzazione delle vite e della stessa pedagogia. La bioeconomia impone una riflessione pedagogica capace di riattualizzare la visione natorpiana dell’educazione come bene comune e dell’economia come classe d’attività a servizio dell’educazione, a sostegno della sua realizzazione. La bioeconomia, ancora, costringe ad una ricapitalizzazione della pedagogia (Granese) lungo un sentiero in grado di contrassegnare umanisticamente la casa comune. Il saggio, muovendo da queste premesse, tenterà di sfidare l’economicizzazione imperante attraverso la provocazione-scommessa di un’educazione all’inoperosità.

Educare all’inoperosità. Oltre l’antropologia del capitale umano: bioeconomia, pedagogia e valore dell’inutile

Martino, Paola
2020

Abstract

In una stagione politica e culturale in cui si assiste all’affermazione sempre più capillare della bioeconomia appare necessario ripensare pedagogicamente un canone antropologico ed educativo alternativo a quello del capitale umano (Foucault, Sen, Baldacci). Se, da una parte, non è possibile trascurare la cifra biopolitica dell’economicismo moderno e contemporaneo, dall’altra – se non a rischio di mostrarsi incapaci di rivolgere una domanda pedagogica al presente – emerge con urgenza la necessità di registrare la pervasività economica, anche in ambito educativo, e sempre più avvertita è l’esigenza di individuare una via d’uscita all’imperante economicizzazione delle vite e della stessa pedagogia. La bioeconomia impone una riflessione pedagogica capace di riattualizzare la visione natorpiana dell’educazione come bene comune e dell’economia come classe d’attività a servizio dell’educazione, a sostegno della sua realizzazione. La bioeconomia, ancora, costringe ad una ricapitalizzazione della pedagogia (Granese) lungo un sentiero in grado di contrassegnare umanisticamente la casa comune. Il saggio, muovendo da queste premesse, tenterà di sfidare l’economicizzazione imperante attraverso la provocazione-scommessa di un’educazione all’inoperosità.
In a political and cultural season in which we see the more and more extensive achievement of bioeconomy, it seems necessary to pedagogically rethink an anthropological and educational canon that is alternative to the human capital one (Foucault, Sen, Baldacci). If, on the one hand, it is not possible to overlook the biopolitical mark of modern and contemporary economism, on the other hand, but risking appearing unable to ask a pedagogical question to the present, the need to register economical pervasiveness, in the educational field as well, and to detect a way out of the ruling economization of lives and pedagogy itself, urgently emerges. Bioeconomy calls for a pedagogical reflection capable of reactualizing Natorp’s concept of education as common good and of economy as activity class at the service of education, in support of its implementation. Bioeconomy also forces to a recapitalization of pedagogy (Granese) along a path that can humanistically mark the common home. Moving from these premises, the essay will attempt to challenge the ruling economization through the provocation-bet of an education to inoperosity.
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