L’agricoltura familiare – garante della sostenibilità delle pratiche produttive, idonea a combattere fame e povertà, abile forma di sfruttamento creativo per la tutela della biodiversità – per cause diverse e con esiti differenti, è fortemente minacciata sia nei Paesi del Nord del mondo sia in quelli del Sud. Si contrappone all’agricoltura familiare quella di speculazione che la fagocita compromettendo sia la qualità e la sicurezza delle derrate alimentari, sia i quadri ambientali dominati dalle monocolture di piantagione che richiedono un massiccio uso di sostanze chimiche provocando desertificazione e artificializzazione delle terre considerate non più terreni da coltivare ma spazi su cui e con cui speculare. Queste azioni riconosciute nella letteratura internazionale come land grabbing e land concentration, contribuiscono pesantemente a compromettere l’istituto dell’agricoltura familiare assoggettandoli agli interessi speculativi – peraltro a volte illeciti – di multinazionali e organismi statali e parastatali. Alla luce di questi squilibri diventa necessario porre maggiore attenzione al ruolo e alle funzioni che l’agricoltura familiare è in grado di assumere anche in chiave di sostenibilità. A dimostrazione di come le problematiche dell’agricoltura familiare possano arginare la compromissione dei quadri ambientali, economici, sociali e culturali, viene presentato un caso di studio relativo al comparto lattiero caseario della regione Sardegna.

Il settore primario in transizione: aziende di speculazione versus aziende familiari. Una riflessione a partire da un caso di studio italiano

Pierluigi DE Felice
2020

Abstract

L’agricoltura familiare – garante della sostenibilità delle pratiche produttive, idonea a combattere fame e povertà, abile forma di sfruttamento creativo per la tutela della biodiversità – per cause diverse e con esiti differenti, è fortemente minacciata sia nei Paesi del Nord del mondo sia in quelli del Sud. Si contrappone all’agricoltura familiare quella di speculazione che la fagocita compromettendo sia la qualità e la sicurezza delle derrate alimentari, sia i quadri ambientali dominati dalle monocolture di piantagione che richiedono un massiccio uso di sostanze chimiche provocando desertificazione e artificializzazione delle terre considerate non più terreni da coltivare ma spazi su cui e con cui speculare. Queste azioni riconosciute nella letteratura internazionale come land grabbing e land concentration, contribuiscono pesantemente a compromettere l’istituto dell’agricoltura familiare assoggettandoli agli interessi speculativi – peraltro a volte illeciti – di multinazionali e organismi statali e parastatali. Alla luce di questi squilibri diventa necessario porre maggiore attenzione al ruolo e alle funzioni che l’agricoltura familiare è in grado di assumere anche in chiave di sostenibilità. A dimostrazione di come le problematiche dell’agricoltura familiare possano arginare la compromissione dei quadri ambientali, economici, sociali e culturali, viene presentato un caso di studio relativo al comparto lattiero caseario della regione Sardegna.
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