Medical abortion consists in interrupting pregnancy using specific drugs. It’s an important alternative to the surgical abortion, the only one used in Italy until a few years ago, that involves performing surgical evacuation of the contents of the uterus under general anesthesia, usually after the seventh week of pregnancy. Although there are several drugs suitable for the purpose, used alone or in combination, the gold standard of medical abortion involves the administration of mifepristone (RU486) followed by a prostaglandin, usually misoprostol. The introduction of RU486 has recently opened new scenarios, especially about conscientious objection of health workers: in fact, the use of medical methods of abortion, such as combination regimens of mifepristone and misoprostol, requires the back-up of vacuum aspiration, in case of failed or incomplete abortion, because these drugs are not directly feticidal. Some health professionals, according to conscientious objection, refuse to assist in such procedures. The paper analyzes, therefore, legal and ethical aspects of the protocol RU486, also in the light of a recent Italian sentence (Corte di Cassazione, sez. VI penale 02.04.2013 n. 14979), confirming a conviction for omission of official acts, against a doctor who had refused to lend assistance to a patient hospitalized for medical abortion.

L’aborto farmacologico consiste nell’interrompere la gravidanza utilizzando farmaci specifici. È un’importante alternativa all’unico metodo abortivo fino a pochi anni fa utilizzato in Italia, ossia quello chirurgico, che prevede solitamente di eseguire lo svuotamento chirurgico dell’utero in anestesia generale, di norma dopo la VII settimana di gravidanza. Sebbene esistano diversi farmaci adatti allo scopo, usati da soli o in combinazione, il protocollo clinico più utilizzato a livello mondiale è quello che prevede la somministrazione di mifepristone (RU486) seguito da una prostaglandina, solitamente misoprostolo. L’introduzione della RU486 ha recentemente aperto nuovi scenari, soprattutto per quanto riguarda l’obiezione di coscienza degli operatori sanitari: l’iter procedurale legato al suo utilizzo prevede infatti l’assunzione del farmaco che provoca un aborto, la cui fase espulsiva è successiva alla morte del feto e, spesso, necessita di intervento medico immediato. Alcuni operatori sanitari, rifacendosi alla obiezione precedentemente dichiarata, rifiutano di partecipare a tale momento successivo. Vengono analizzati quindi gli aspetti legali e deontologici del protocollo RU486, anche alla luce della recente giurisprudenza di legittimità (Corte di Cassazione, sez. VI penale 02.04.2013 n. 14979) la quale condannava per omissione di atti d’ufficio un medico obiettore di coscienza che aveva rifiutato di prestare assistenza ad una paziente ricoverata per aborto farmacologico.

Aborto farmacologico e obiezione di coscienza

Alessandro Santurro;
2015

Abstract

L’aborto farmacologico consiste nell’interrompere la gravidanza utilizzando farmaci specifici. È un’importante alternativa all’unico metodo abortivo fino a pochi anni fa utilizzato in Italia, ossia quello chirurgico, che prevede solitamente di eseguire lo svuotamento chirurgico dell’utero in anestesia generale, di norma dopo la VII settimana di gravidanza. Sebbene esistano diversi farmaci adatti allo scopo, usati da soli o in combinazione, il protocollo clinico più utilizzato a livello mondiale è quello che prevede la somministrazione di mifepristone (RU486) seguito da una prostaglandina, solitamente misoprostolo. L’introduzione della RU486 ha recentemente aperto nuovi scenari, soprattutto per quanto riguarda l’obiezione di coscienza degli operatori sanitari: l’iter procedurale legato al suo utilizzo prevede infatti l’assunzione del farmaco che provoca un aborto, la cui fase espulsiva è successiva alla morte del feto e, spesso, necessita di intervento medico immediato. Alcuni operatori sanitari, rifacendosi alla obiezione precedentemente dichiarata, rifiutano di partecipare a tale momento successivo. Vengono analizzati quindi gli aspetti legali e deontologici del protocollo RU486, anche alla luce della recente giurisprudenza di legittimità (Corte di Cassazione, sez. VI penale 02.04.2013 n. 14979) la quale condannava per omissione di atti d’ufficio un medico obiettore di coscienza che aveva rifiutato di prestare assistenza ad una paziente ricoverata per aborto farmacologico.
Medical abortion consists in interrupting pregnancy using specific drugs. It’s an important alternative to the surgical abortion, the only one used in Italy until a few years ago, that involves performing surgical evacuation of the contents of the uterus under general anesthesia, usually after the seventh week of pregnancy. Although there are several drugs suitable for the purpose, used alone or in combination, the gold standard of medical abortion involves the administration of mifepristone (RU486) followed by a prostaglandin, usually misoprostol. The introduction of RU486 has recently opened new scenarios, especially about conscientious objection of health workers: in fact, the use of medical methods of abortion, such as combination regimens of mifepristone and misoprostol, requires the back-up of vacuum aspiration, in case of failed or incomplete abortion, because these drugs are not directly feticidal. Some health professionals, according to conscientious objection, refuse to assist in such procedures. The paper analyzes, therefore, legal and ethical aspects of the protocol RU486, also in the light of a recent Italian sentence (Corte di Cassazione, sez. VI penale 02.04.2013 n. 14979), confirming a conviction for omission of official acts, against a doctor who had refused to lend assistance to a patient hospitalized for medical abortion.
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