Il volume affronta alcuni temi della storia politica e culturale dell’America Latina a partire dalla concezione di sostanziale alterità che il Nuovo Mondo ha rappresentato sin dai tempi della conquista spagnola. Una storia che parte dalla assoluta estraneità e declina il suo percorso con i temi della “conquista”, della “violenza” fisica ed economica, della “subalternità” politica, del “dualismo funzionale” tra centro e periferie del mondo. Una storia che ribalta i paradigmi della logica, sino a trasformare i figli delle prime emigrazioni nei custodi di una ortodossa genealogia che, assai spesso, esclude gli originari abitatori del continente e, al tempo stesso, rifiuta i figli di quanti, in quelle terre, sono giunti durante i decenni successivi, al seguito della fame e della miseria del vecchio continente. Un’area nella quale convivono grandi contraddizioni sociali ed economiche, una permanente subalternità al potente di turno, prima i Regni iberici, poi la Gran Bretagna e infine gli Stati Uniti, il potente vicino nordamericano che dalla fine dell’Ottocento, dalla guerra ispano-statunitense (1898), ha esteso la dottrina Monroe e i concetti di “giardino di casa” e di “destino manifesto” all’intero continente. Una subalternità che risale ai tempi della conquista e che è alla base dello sviluppo stesso del Vecchio Continente. Una presenza oppressiva e opprimente che fa scrivere a Luis Sepúlveda che «l’America Latina confina a nord con l’odio e non ha altri punti cardinali». Una condizione nella quale i latinoamericani sono, al tempo stesso vittime e carnefici.
Studi di storia e cultura latinoamericana
Giuseppe D'Angelo
2022-01-01
Abstract
Il volume affronta alcuni temi della storia politica e culturale dell’America Latina a partire dalla concezione di sostanziale alterità che il Nuovo Mondo ha rappresentato sin dai tempi della conquista spagnola. Una storia che parte dalla assoluta estraneità e declina il suo percorso con i temi della “conquista”, della “violenza” fisica ed economica, della “subalternità” politica, del “dualismo funzionale” tra centro e periferie del mondo. Una storia che ribalta i paradigmi della logica, sino a trasformare i figli delle prime emigrazioni nei custodi di una ortodossa genealogia che, assai spesso, esclude gli originari abitatori del continente e, al tempo stesso, rifiuta i figli di quanti, in quelle terre, sono giunti durante i decenni successivi, al seguito della fame e della miseria del vecchio continente. Un’area nella quale convivono grandi contraddizioni sociali ed economiche, una permanente subalternità al potente di turno, prima i Regni iberici, poi la Gran Bretagna e infine gli Stati Uniti, il potente vicino nordamericano che dalla fine dell’Ottocento, dalla guerra ispano-statunitense (1898), ha esteso la dottrina Monroe e i concetti di “giardino di casa” e di “destino manifesto” all’intero continente. Una subalternità che risale ai tempi della conquista e che è alla base dello sviluppo stesso del Vecchio Continente. Una presenza oppressiva e opprimente che fa scrivere a Luis Sepúlveda che «l’America Latina confina a nord con l’odio e non ha altri punti cardinali». Una condizione nella quale i latinoamericani sono, al tempo stesso vittime e carnefici.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.