Quando Freud intende l’espressione di un suo paziente, «non è mia madre», come «è la madre» non compie un atto arbitrario, e neanche un atto inconfutabile nel senso debole e negativo della parola, nel senso di un’affermazione non falsificabile, che presuppone l’inconfutabilità invece che fondarla. Il paziente si riferiva alla figura di un sogno e non aveva detto per esempio “non è mia madre, perché è mia sorella” o qualsiasi altra persona. Si trattava cioè di una figura di non facile decifrazione, come spesso avviene nei sogni, e non di una figura più determinata, come pure avviene dei sogni, sicché talvolta si dice a qualcuno: “stanotte ti ho sognato”. In quel caso, allora, il problema non era che cosa fosse la figura del sogno, ma a cosa essa fosse associabile, a cosa facesse pensare. L’espressione «non è mia madre», cioè, in assenza dell’aggiunta “è mia sorella” o un’altra qualsiasi persona, va intesa come “non mi fa pensare a mia madre”. Ma non si può dire di non pensare alla propria madre, o a qualsiasi altra persona o cosa, senza pensarci: l’atto del dire di non pensarci implica necessariamente il pensarci. Ciò vuol dire che la negazione freudiana è una negazione che afferma nello stesso modo in cui nell’opera di Severino la negazione dell’esser sé e non poter diventare altro da sé di tutto ciò che è è una negazione che afferma, nello stesso modo in cui «La negazione del determinato è negazione di sé». Sicché, se la verità che Severino indica è una verità incontrovertibile in quanto è affermata anche dalla propria negazione, ciò risulta valere anche per la negazione freudiana.

Non è mia madre. Freud, Severino e la negazione che afferma

Gabriele Pulli
2020-01-01

Abstract

Quando Freud intende l’espressione di un suo paziente, «non è mia madre», come «è la madre» non compie un atto arbitrario, e neanche un atto inconfutabile nel senso debole e negativo della parola, nel senso di un’affermazione non falsificabile, che presuppone l’inconfutabilità invece che fondarla. Il paziente si riferiva alla figura di un sogno e non aveva detto per esempio “non è mia madre, perché è mia sorella” o qualsiasi altra persona. Si trattava cioè di una figura di non facile decifrazione, come spesso avviene nei sogni, e non di una figura più determinata, come pure avviene dei sogni, sicché talvolta si dice a qualcuno: “stanotte ti ho sognato”. In quel caso, allora, il problema non era che cosa fosse la figura del sogno, ma a cosa essa fosse associabile, a cosa facesse pensare. L’espressione «non è mia madre», cioè, in assenza dell’aggiunta “è mia sorella” o un’altra qualsiasi persona, va intesa come “non mi fa pensare a mia madre”. Ma non si può dire di non pensare alla propria madre, o a qualsiasi altra persona o cosa, senza pensarci: l’atto del dire di non pensarci implica necessariamente il pensarci. Ciò vuol dire che la negazione freudiana è una negazione che afferma nello stesso modo in cui nell’opera di Severino la negazione dell’esser sé e non poter diventare altro da sé di tutto ciò che è è una negazione che afferma, nello stesso modo in cui «La negazione del determinato è negazione di sé». Sicché, se la verità che Severino indica è una verità incontrovertibile in quanto è affermata anche dalla propria negazione, ciò risulta valere anche per la negazione freudiana.
9788871868080
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4788839
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