La storia della filosofia tardo-antica, medievale e umanistica ha visto ricorrere con frequenza e continuità una peculiare struttura terminologico-concettuale di origine neoplatonica, definita dai termini essenza (ousía – substantia o essentia) – potenza (dynamis – virtus) – atto (enérgeia – operatio). Essa trova le sue prime attestazioni in Galeno e Giamblico, e sviluppi in Proclo, Damascio e Simplicio, sebbene il suo modello ontologico emergesse già in Plotino. Talvolta assimilata allo schema aristotelico atto – potenza, questa triade comporta in realtà una radicale rielaborazione dell’ontologia aristotelica – dalla cui base terminologica e concettuale prende peraltro le mosse –, attraverso la reintroduzione dell’elemento esemplaristico platonico, configurandosi così come struttura causalistico-processionale. Essa venne ripresa dal pensiero cristiano patristico, e attraverso lo snodo fondamentale dello Pseudo-Dionigi, conoscerà una inesauribile fortuna nel medioevo greco e latino, dove verrà utilizzata per spiegare questioni di angelologia, di psicologia e di dottrina trinitaria. A Bisanzio la triade converge verso la teologia delle energie divine, venendo impiegata da autori quali Massimo il Confessore, Giovanni Damasceno e Gregorio Palamas. Nel Medioevo latino, essa viene utilizzata da autori come Eriugena, Ugo di San Vittore, Isacco della Stella, Egidio Romano, Enrico di Gand, Bonaventura, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino e Dante, diffondendosi fino alle soglie dell’Età moderna (Ficino, Bruno). Attraverso le fonti neoplatoniche la triade conosce fortuna anche nella filosofia araba (Al-Fārābī, Ibn Sīnā). Questo volume mira a offrire una quanto più possibile esaustiva identificazione e discussione delle occorrenze e delle trasformazioni concettuali (nonché, talvolta, delle metamorfosi lessicali) che la triade ha conosciuto nei contesti storico-filosofici qui presi in esame.

La triade dell’Essere. Essenza – Potenza – Atto nel pensiero tardo-antico, medievale e rinascimentale

Renato de Filippis
;
Ernesto Sergio Mainoldi
2022-01-01

Abstract

La storia della filosofia tardo-antica, medievale e umanistica ha visto ricorrere con frequenza e continuità una peculiare struttura terminologico-concettuale di origine neoplatonica, definita dai termini essenza (ousía – substantia o essentia) – potenza (dynamis – virtus) – atto (enérgeia – operatio). Essa trova le sue prime attestazioni in Galeno e Giamblico, e sviluppi in Proclo, Damascio e Simplicio, sebbene il suo modello ontologico emergesse già in Plotino. Talvolta assimilata allo schema aristotelico atto – potenza, questa triade comporta in realtà una radicale rielaborazione dell’ontologia aristotelica – dalla cui base terminologica e concettuale prende peraltro le mosse –, attraverso la reintroduzione dell’elemento esemplaristico platonico, configurandosi così come struttura causalistico-processionale. Essa venne ripresa dal pensiero cristiano patristico, e attraverso lo snodo fondamentale dello Pseudo-Dionigi, conoscerà una inesauribile fortuna nel medioevo greco e latino, dove verrà utilizzata per spiegare questioni di angelologia, di psicologia e di dottrina trinitaria. A Bisanzio la triade converge verso la teologia delle energie divine, venendo impiegata da autori quali Massimo il Confessore, Giovanni Damasceno e Gregorio Palamas. Nel Medioevo latino, essa viene utilizzata da autori come Eriugena, Ugo di San Vittore, Isacco della Stella, Egidio Romano, Enrico di Gand, Bonaventura, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino e Dante, diffondendosi fino alle soglie dell’Età moderna (Ficino, Bruno). Attraverso le fonti neoplatoniche la triade conosce fortuna anche nella filosofia araba (Al-Fārābī, Ibn Sīnā). Questo volume mira a offrire una quanto più possibile esaustiva identificazione e discussione delle occorrenze e delle trasformazioni concettuali (nonché, talvolta, delle metamorfosi lessicali) che la triade ha conosciuto nei contesti storico-filosofici qui presi in esame.
9782503588643
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