L’intervento si propone di mettere in luce come la fiducia nella scienza e nelle sue conquiste, che il Positivismo aveva largamente diffuso, all’altezza della composizione dei Nuovi Poemetti pascoliani (1909) fosse riuscita a scardinare «la fede ingenua di molte anime», compresa quella del Pascoli, che in questi anni scrisse diversi poemetti a tema cosmico- religioso. In particolare, ne La pecorella smarrita, egli riflette – anche grazie ai paralleli scambi epistolari sul tema con padre Teodosio da San Detole e con padre Antonio Semeria – sull’impossibilità del fatto che Dio si sia incarnato soltanto per il pianeta Terra, dal momento che la scienza ha dimostrato l’esistenza di innumerevoli galassie e altrettanti pianeti. È inverosimile, dice il Pascoli, che la Terra sia l’unico pianeta di cui Dio ha scelto di occuparsi – difficile credere che sia lei la sola «pecorella smarrita dell’universo». Pascoli conferma che Copernico e Galileo hanno oramai scosso le religioni tolemaiche – soprattutto quella cristiana. Il poeta non possiede soluzioni ai suoi dubbi, ma tenta di contribuire a questa complessa evoluzione della scienza in coscienza con «il soffio della grande poesia» che, per sua stessa ammissione, «gli venta» nell’anima a causa dell’insoddisfazione provata di fronte alle risposte dei frati suoi amici e confessori – insoddisfazione alimentata in quegli anni anche dal Corso pedagogico del 1907, in particolare dalla sua XI Lezione, nella quale il Pascoli commentava la Ginestra leopardiana affermando che «la verosimiglianza annega in noi la fede».

La pecorella smarrita: il tema cosmico-religioso nei Nuovi Poemetti di Giovanni Pascoli

Eleonora Rimolo
2021-01-01

Abstract

L’intervento si propone di mettere in luce come la fiducia nella scienza e nelle sue conquiste, che il Positivismo aveva largamente diffuso, all’altezza della composizione dei Nuovi Poemetti pascoliani (1909) fosse riuscita a scardinare «la fede ingenua di molte anime», compresa quella del Pascoli, che in questi anni scrisse diversi poemetti a tema cosmico- religioso. In particolare, ne La pecorella smarrita, egli riflette – anche grazie ai paralleli scambi epistolari sul tema con padre Teodosio da San Detole e con padre Antonio Semeria – sull’impossibilità del fatto che Dio si sia incarnato soltanto per il pianeta Terra, dal momento che la scienza ha dimostrato l’esistenza di innumerevoli galassie e altrettanti pianeti. È inverosimile, dice il Pascoli, che la Terra sia l’unico pianeta di cui Dio ha scelto di occuparsi – difficile credere che sia lei la sola «pecorella smarrita dell’universo». Pascoli conferma che Copernico e Galileo hanno oramai scosso le religioni tolemaiche – soprattutto quella cristiana. Il poeta non possiede soluzioni ai suoi dubbi, ma tenta di contribuire a questa complessa evoluzione della scienza in coscienza con «il soffio della grande poesia» che, per sua stessa ammissione, «gli venta» nell’anima a causa dell’insoddisfazione provata di fronte alle risposte dei frati suoi amici e confessori – insoddisfazione alimentata in quegli anni anche dal Corso pedagogico del 1907, in particolare dalla sua XI Lezione, nella quale il Pascoli commentava la Ginestra leopardiana affermando che «la verosimiglianza annega in noi la fede».
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