Il seguente intervento mira ad una analisi contenutistica e comparatistica della «Cintia» di Giovan Battista Della Porta, commedia che rivela, tra le altre, la sana ambizione teatrale dell’autore, attestata su un fronte culturale aperto ad un uditorio ampio e indifferenziato. L'attività da commediografo di Della Porta fu dapprima un divertimento rispetto alle sue opere di natura scientifica, ma poi, come dimostra la Cintia, divenne ragionata sperimentazione: Della Porta cerca infatti di ammodernare il teatro secondo un’invenzione scenica e linguistica tutta nuova, rifacendosi alla Commedia Nuova di Menandro, a Epicarmo e a Plauto. Oltre a questi modelli evidenti e attestati, la «Cintia» mostra di avere dei legami innegabili con una delle opere più affascinanti, sebbene incompleta, dell’epoca flavia: l’«Achilleide» di Stazio. Sebbene nasca come un poema epico, il contesto metrico e contenutistico del poema staziano, molto letto nel ’500, è epillico e alessandrineggiante, e l’intenzione di Stazio fu quella dichiarata di darsi in quel poema ad un’epica più leggera, slegata da ogni definizione rigida di genere letterario. L’ambiguitas che in maniera evidente lega le due opere in questione è però la presenza in entrambe di due protagonisti che fingono di avere un sesso opposto a quello che gli appartiene: nella «Cintia», infatti, Amasio è un giovane ragazzo sotto abiti di donna, mentre Cintia è una giovane innamorata sotto abiti maschili; allo stesso modo nell’«Achilleide», il giovane Achille è un ragazzo in amore che si finge donna, mentre Deidamia è una giovane donna vestita di abiti maschili. Nel corso del saggio verranno dunque analizzate le funzioni di questi singoli personaggi la cui ambiguità sessuale rivela un’ambiguità tutta di genere e cela un gioco di rimandi alla tradizione greca e latina, non solo limitatamente al genere puro della commedia.

Aspetti dell’ambiguitas nella Cintia di Giovan Battista della Porta

Eleonora Rimolo
2019-01-01

Abstract

Il seguente intervento mira ad una analisi contenutistica e comparatistica della «Cintia» di Giovan Battista Della Porta, commedia che rivela, tra le altre, la sana ambizione teatrale dell’autore, attestata su un fronte culturale aperto ad un uditorio ampio e indifferenziato. L'attività da commediografo di Della Porta fu dapprima un divertimento rispetto alle sue opere di natura scientifica, ma poi, come dimostra la Cintia, divenne ragionata sperimentazione: Della Porta cerca infatti di ammodernare il teatro secondo un’invenzione scenica e linguistica tutta nuova, rifacendosi alla Commedia Nuova di Menandro, a Epicarmo e a Plauto. Oltre a questi modelli evidenti e attestati, la «Cintia» mostra di avere dei legami innegabili con una delle opere più affascinanti, sebbene incompleta, dell’epoca flavia: l’«Achilleide» di Stazio. Sebbene nasca come un poema epico, il contesto metrico e contenutistico del poema staziano, molto letto nel ’500, è epillico e alessandrineggiante, e l’intenzione di Stazio fu quella dichiarata di darsi in quel poema ad un’epica più leggera, slegata da ogni definizione rigida di genere letterario. L’ambiguitas che in maniera evidente lega le due opere in questione è però la presenza in entrambe di due protagonisti che fingono di avere un sesso opposto a quello che gli appartiene: nella «Cintia», infatti, Amasio è un giovane ragazzo sotto abiti di donna, mentre Cintia è una giovane innamorata sotto abiti maschili; allo stesso modo nell’«Achilleide», il giovane Achille è un ragazzo in amore che si finge donna, mentre Deidamia è una giovane donna vestita di abiti maschili. Nel corso del saggio verranno dunque analizzate le funzioni di questi singoli personaggi la cui ambiguità sessuale rivela un’ambiguità tutta di genere e cela un gioco di rimandi alla tradizione greca e latina, non solo limitatamente al genere puro della commedia.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4813496
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