È da tempo, oramai, che l’immagine di “fedele custode” del giudicato, tradizionalmente affiancata alla figura del giudice dell’esecuzione, ha assunto contorni sbiaditi. Tramontata l’idea della fase attuativa del comando quale mero facere (che segue il dicere), l’intervento giurisdizionale sul titolo esecutivo, pur connotato da “occasionalità”, stante il ruolo di promotore accordato al magistrato del pubblico ministero, ha smesso di essere “incidentale”, per porsi quale garanzia nei segmenti successivi all’irrevocabilità. L’attuale morfologia del segmento post iudicatum accentua, però, i tradizionali nodi della giurisdizione esecutiva: contraddittorio, diritto alla prova, imparzialità, facoltà difensive. Ancora lungo e tormentato si prospetta, insomma, il cammino verso un “giusto processo esecutivo”.
Premessa
P. Troisi
2023
Abstract
È da tempo, oramai, che l’immagine di “fedele custode” del giudicato, tradizionalmente affiancata alla figura del giudice dell’esecuzione, ha assunto contorni sbiaditi. Tramontata l’idea della fase attuativa del comando quale mero facere (che segue il dicere), l’intervento giurisdizionale sul titolo esecutivo, pur connotato da “occasionalità”, stante il ruolo di promotore accordato al magistrato del pubblico ministero, ha smesso di essere “incidentale”, per porsi quale garanzia nei segmenti successivi all’irrevocabilità. L’attuale morfologia del segmento post iudicatum accentua, però, i tradizionali nodi della giurisdizione esecutiva: contraddittorio, diritto alla prova, imparzialità, facoltà difensive. Ancora lungo e tormentato si prospetta, insomma, il cammino verso un “giusto processo esecutivo”.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


