L’articolo si sofferma sul riconoscimento civile degli enti religiosi con particolare riferimento al delicato rapporto tra denominazione religiosa e qualificazione giuridica. Anche sulla scorta di una recente pronuncia giurisprudenziale, vengono messe in luce le tensioni tra autonomia confessionale, specialità giuridica e pluralismo associativo, evidenziando come la rivendicazione di un uso esclusivo della denominazione possa limitare la libertà di nuove comunità religiose o di associazioni autonome. Lo scritto sottolinea quindi la funzione della denominazione come strumento dinamico di governance identitaria, capace di mediare tra autonomia interna, tutela reputazionale, affidamento pubblico e pluralismo associativo, con implicazioni anche per il diritto del Terzo settore.
Dalla denominazione religiosa all’identità pubblica: la tensione dialettica tra autonomia confessionale e libertà associativa
Carmela ELEFANTE
2025
Abstract
L’articolo si sofferma sul riconoscimento civile degli enti religiosi con particolare riferimento al delicato rapporto tra denominazione religiosa e qualificazione giuridica. Anche sulla scorta di una recente pronuncia giurisprudenziale, vengono messe in luce le tensioni tra autonomia confessionale, specialità giuridica e pluralismo associativo, evidenziando come la rivendicazione di un uso esclusivo della denominazione possa limitare la libertà di nuove comunità religiose o di associazioni autonome. Lo scritto sottolinea quindi la funzione della denominazione come strumento dinamico di governance identitaria, capace di mediare tra autonomia interna, tutela reputazionale, affidamento pubblico e pluralismo associativo, con implicazioni anche per il diritto del Terzo settore.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


