Nati cyborg di Claudio Paolucci propone una lettura filosofica dell’intelligenza artificiale generativa come occasione per ripensare la natura dell’essere umano. L’idea centrale è che siamo, da sempre, esseri ibridi, la cui mente si estende nell’ambiente attraverso linguaggio, strumenti e tecnologie: l’IA è solo l’ultima tappa di questa lunga coevoluzione. Paolucci discute criticamente le posizioni che negano all’IA capacità cognitive o semantiche, mostrando come molti argomenti derivino da un antropocentrismo radicato. Attraverso esempi – tra cui il dialogo con ChatGPT sulla capacità di pensare, mentire o riflettere su sé stesso – il libro evidenzia che i sistemi generativi possiedono forme di sense‑making e competenze semiotiche che sfidano le definizioni tradizionali di soggettività. Il volume invita a superare l’eccezionalismo umano e a riconoscere che l’intelligenza, umana o artificiale, è sempre un agire nel mondo, un processo distribuito e cooperativo. L’IA diventa così un nuovo “ponte di fortuna” che riconfigura le nostre pratiche cognitive e apre a una concezione più ampia e meno antropocentrica del pensiero.

recensione a "Claudio Paolucci, Nati cyborg. Cosa l’intelligenza artificiale generativa ci dice dell’essere umano, Luca Sosella editore, Roma"

Grazia Basile
2025

Abstract

Nati cyborg di Claudio Paolucci propone una lettura filosofica dell’intelligenza artificiale generativa come occasione per ripensare la natura dell’essere umano. L’idea centrale è che siamo, da sempre, esseri ibridi, la cui mente si estende nell’ambiente attraverso linguaggio, strumenti e tecnologie: l’IA è solo l’ultima tappa di questa lunga coevoluzione. Paolucci discute criticamente le posizioni che negano all’IA capacità cognitive o semantiche, mostrando come molti argomenti derivino da un antropocentrismo radicato. Attraverso esempi – tra cui il dialogo con ChatGPT sulla capacità di pensare, mentire o riflettere su sé stesso – il libro evidenzia che i sistemi generativi possiedono forme di sense‑making e competenze semiotiche che sfidano le definizioni tradizionali di soggettività. Il volume invita a superare l’eccezionalismo umano e a riconoscere che l’intelligenza, umana o artificiale, è sempre un agire nel mondo, un processo distribuito e cooperativo. L’IA diventa così un nuovo “ponte di fortuna” che riconfigura le nostre pratiche cognitive e apre a una concezione più ampia e meno antropocentrica del pensiero.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4936957
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