Jean-Loup Amselle has accused parts of post-classical and postcolonial anthropology of primitivism, that is, of romantic and essentialist representations of alterity. This essay shifts the focus instead to an essentialism of modernity, whereby modernity is treated as a monolithic formation with a putative deep logic rather than a plural ethnographic object. The tendency surfaces both in Amselle’s targets and in contemporary approaches such as David Graeber’s anarchist anthropology and the ontological turn (e.g., Eduardo Viveiros de Castro, Bruno Latour). As the discipline continues the profound rethinking entailed by its now unavoidable ‘return home’ – within a modernity no longer confined to ‘the West’ – this reverse essentialism risks weakening anthropology’s capacity to take the contemporary world seriously as an ethnographic field. It keeps the discipline anachronistically tethered to a model of ‘strong alterity’, neatly distinct and autonomous, but not infrequently turns ethnographic cases into ‘ethnopretexts’ for politico-moral arguments about modern society.

Jean-Loup Amselle ha accusato una parte dell’antropologia postclassica e postcoloniale di primitivismo, ovvero di rappresentare l’alterità in modo romantico ed essenzialista. Questo saggio sottolinea invece l’importanza di un essenzialismo della modernità, in cui quest’ultima viene trattata come blocco unitario o come presunta logica profonda, più che come oggetto etnografico plurale. Tale tendenza emerge sia nei bersagli critici di Amselle, sia in approcci contemporanei come l’antropologia anarchica di David Graeber e la svolta ontologica (p. es. Eduardo Viveiros de Castro, Bruno Latour). Se l’antropologia è da tempo impegnata nel profondo ripensamento che comporta il suo ormai inevitabile ‘ritorno a casa’ – in una modernità non più circoscritta all’Occidente – l’essenzialismo ‘alla rovescia’ rischia di indebolire la capacità di studiare etnograficamente il mondo contemporaneo. Tende a mantenere la disciplina anacronisticamente ancorata allo studio di un’‘alterità forte’, ben distinta ed autonoma, ma trasforma non di rado i casi etnografici in ‘etnopretesti’ per argomenti politico-morali sulla società moderna

Dal primitivismo agli "etnopretesti": l'essenzialismo del moderno e la casa dell'antropologia

Federico SCARPELLI
2025

Abstract

Jean-Loup Amselle has accused parts of post-classical and postcolonial anthropology of primitivism, that is, of romantic and essentialist representations of alterity. This essay shifts the focus instead to an essentialism of modernity, whereby modernity is treated as a monolithic formation with a putative deep logic rather than a plural ethnographic object. The tendency surfaces both in Amselle’s targets and in contemporary approaches such as David Graeber’s anarchist anthropology and the ontological turn (e.g., Eduardo Viveiros de Castro, Bruno Latour). As the discipline continues the profound rethinking entailed by its now unavoidable ‘return home’ – within a modernity no longer confined to ‘the West’ – this reverse essentialism risks weakening anthropology’s capacity to take the contemporary world seriously as an ethnographic field. It keeps the discipline anachronistically tethered to a model of ‘strong alterity’, neatly distinct and autonomous, but not infrequently turns ethnographic cases into ‘ethnopretexts’ for politico-moral arguments about modern society.
2025
Jean-Loup Amselle ha accusato una parte dell’antropologia postclassica e postcoloniale di primitivismo, ovvero di rappresentare l’alterità in modo romantico ed essenzialista. Questo saggio sottolinea invece l’importanza di un essenzialismo della modernità, in cui quest’ultima viene trattata come blocco unitario o come presunta logica profonda, più che come oggetto etnografico plurale. Tale tendenza emerge sia nei bersagli critici di Amselle, sia in approcci contemporanei come l’antropologia anarchica di David Graeber e la svolta ontologica (p. es. Eduardo Viveiros de Castro, Bruno Latour). Se l’antropologia è da tempo impegnata nel profondo ripensamento che comporta il suo ormai inevitabile ‘ritorno a casa’ – in una modernità non più circoscritta all’Occidente – l’essenzialismo ‘alla rovescia’ rischia di indebolire la capacità di studiare etnograficamente il mondo contemporaneo. Tende a mantenere la disciplina anacronisticamente ancorata allo studio di un’‘alterità forte’, ben distinta ed autonoma, ma trasforma non di rado i casi etnografici in ‘etnopretesti’ per argomenti politico-morali sulla società moderna
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4949015
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