La crescente adozione dei sistemi di Intelligenza Artificiale nei contesti e nelle pratiche educative introduce un’inedita combinazione di accelerazione cognitiva e opacità decisionale che, ampliando la distanza tra potenza tecnica e capacità di previsione, discussione e assunzione delle conseguenze, contribuisce a ridefinire il confine tra supporto operativo e delega epistemica. In continuità con la critica del determinismo tecnologico, il presente contributo analizza tre rischi convergenti legati all’utilizzo dell’IA: (1) l’anestesia del pensiero, intesa come indebolimento dell’attrito formativo e normalizzazione della plausibilità come surrogato della giustificazione, con effetti sulla qualità del giudizio e sull’autonomia dell’apprendimento; (2) l’erosione della responsabilità individuale e istituzionale dovuta ad automation bias, opacità e frammentazione della catena decisionale; (3) una deriva tecnocratica a tendenza depoliticizzante, in cui la qualità educativa viene ridefinita in termini di performance misurabile e in cui efficienza e metriche sostituiscono le questioni legate alla cura, al benessere umano e al conflitto valoriale. Integrando pedagogia critica, studi sulla governance digitale e teoria della tecnologia, l’articolo propone un patto formativo post-tecnocratico come governance pedagogica della delega, fondato su reversibilità, intelligibilità situata, contestabilità degli esiti e responsabilità tracciabile. Tale patto viene interpretato come cornice di corresponsabilità capace di orientare l’uso dell’IA nei contesti educativi, traducendo la cura educativa in criterio curricolare e istituzionale per salvaguardare riflessività critica, imputabilità e relazione formativa come dimensioni non delegabili.
Risvegliare il pensiero anestetizzato: per una pedagogia critica e della responsabilità nell’era dell’IA
Nicolella Daniele
2026
Abstract
La crescente adozione dei sistemi di Intelligenza Artificiale nei contesti e nelle pratiche educative introduce un’inedita combinazione di accelerazione cognitiva e opacità decisionale che, ampliando la distanza tra potenza tecnica e capacità di previsione, discussione e assunzione delle conseguenze, contribuisce a ridefinire il confine tra supporto operativo e delega epistemica. In continuità con la critica del determinismo tecnologico, il presente contributo analizza tre rischi convergenti legati all’utilizzo dell’IA: (1) l’anestesia del pensiero, intesa come indebolimento dell’attrito formativo e normalizzazione della plausibilità come surrogato della giustificazione, con effetti sulla qualità del giudizio e sull’autonomia dell’apprendimento; (2) l’erosione della responsabilità individuale e istituzionale dovuta ad automation bias, opacità e frammentazione della catena decisionale; (3) una deriva tecnocratica a tendenza depoliticizzante, in cui la qualità educativa viene ridefinita in termini di performance misurabile e in cui efficienza e metriche sostituiscono le questioni legate alla cura, al benessere umano e al conflitto valoriale. Integrando pedagogia critica, studi sulla governance digitale e teoria della tecnologia, l’articolo propone un patto formativo post-tecnocratico come governance pedagogica della delega, fondato su reversibilità, intelligibilità situata, contestabilità degli esiti e responsabilità tracciabile. Tale patto viene interpretato come cornice di corresponsabilità capace di orientare l’uso dell’IA nei contesti educativi, traducendo la cura educativa in criterio curricolare e istituzionale per salvaguardare riflessività critica, imputabilità e relazione formativa come dimensioni non delegabili.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


