John Stuart Mill nel saggio Sull’asservimento delle donne dimostra come il principio che regola i rapporti sociali tra i due sessi è da sempre stato scorretto in sé, ricostruendone i fondamenti dalle implicazioni profonde, superiori «a qualsiasi convincimento possa mai risultare da un appello alla ragione». Questo contributo intende analizzare tale radice culturale che considera la donna come genere sequior, come lo definì anche Schopenhauer nell’Arte di trattare le donne. Del resto, nell’Émile la figura femminile, riportata costantemente alla dimensione biologica del sesso, è compagna dell’uomo, «fatta per piacere e per essere soggiogata». Nella società contemporanea il muro delle buone convenzioni è ancora alto e le donne nella lotta per l’emancipazione ancora scoprono quanto sia scandaloso il riconoscimento del femminile. Quanto il percorso sia a ostacoli anche nel mondo occidentale è testimoniato dal romanzo di Arianna Farinelli, Storia di una brava ragazza, che a distanza di decenni richiama il titolo di De Beauvoir, Memorie d’una ragazza perbene (1958). L’essere e restare perbene è stata la richiesta sociale destinata alle donne il cui corpo ha da sempre dovuto muoversi nell’endiadi madre/vampiro femminile. Una ricostruzione articolata di quella che Stuart Mill definì «consuetudine universale» tenta di rispondere all’appello a conoscere e comprendere, ad agire e educare per resistere a quei «fantasmi» (Giroux) che, radicati nella storia, continuano a riemergere nel presente, ostacolando il riconoscimento autentico del femminile oltre lo scandalo delle convenzioni.

Il dovere di essere perbene. Riflessioni sulla resistenza delle donne

N. D'Antuono
2026

Abstract

John Stuart Mill nel saggio Sull’asservimento delle donne dimostra come il principio che regola i rapporti sociali tra i due sessi è da sempre stato scorretto in sé, ricostruendone i fondamenti dalle implicazioni profonde, superiori «a qualsiasi convincimento possa mai risultare da un appello alla ragione». Questo contributo intende analizzare tale radice culturale che considera la donna come genere sequior, come lo definì anche Schopenhauer nell’Arte di trattare le donne. Del resto, nell’Émile la figura femminile, riportata costantemente alla dimensione biologica del sesso, è compagna dell’uomo, «fatta per piacere e per essere soggiogata». Nella società contemporanea il muro delle buone convenzioni è ancora alto e le donne nella lotta per l’emancipazione ancora scoprono quanto sia scandaloso il riconoscimento del femminile. Quanto il percorso sia a ostacoli anche nel mondo occidentale è testimoniato dal romanzo di Arianna Farinelli, Storia di una brava ragazza, che a distanza di decenni richiama il titolo di De Beauvoir, Memorie d’una ragazza perbene (1958). L’essere e restare perbene è stata la richiesta sociale destinata alle donne il cui corpo ha da sempre dovuto muoversi nell’endiadi madre/vampiro femminile. Una ricostruzione articolata di quella che Stuart Mill definì «consuetudine universale» tenta di rispondere all’appello a conoscere e comprendere, ad agire e educare per resistere a quei «fantasmi» (Giroux) che, radicati nella storia, continuano a riemergere nel presente, ostacolando il riconoscimento autentico del femminile oltre lo scandalo delle convenzioni.
2026
9791255685456
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4966555
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