La fonte del diritto - il fons iuris - come idea, e come fenomeno di produzione del ius, nella visione ciceroniana racchiude significati che riconducono a una originaria fisicità della fonte e accezioni che ne valorizzano i caratteri simbolici, figurati. Lo si evince dalla lettura di de leg. 1.6.20. La questione posta al § 20, le origini del ius, presuppone, al § 19, la lunga celebrazione della legge: la legge è solennizzata quale «ratio summa, insita in natura» e connessa ai canoni del giusto e dell’ingiusto. I principi del diritto - teorizza Cicerone - si inverano nella «summa lex», nella legge suprema che non passa nel tempo, ma attraverso il tempo: questa è la legge «ante nata» che preesiste a qualsiasi legge scritta, a qualsiasi esperienza normativa, a qualsiasi civitas. Cicerone profonde ogni sforzo per allargare la portata dell’endiadi lex-libertas, per elevare la lex e la libertas, simbolicamente, a paradigma assoluto nell’aequitas: l’aequitas rappresenta il valore di coesione. Ma i tempi volgono in altro senso, consumano l’idea di libertas perché, oramai, eroso è il motivo di moderatio che ne costituiva il supporto: lo stesso motivo di moderatio che aveva inverato l’assetto repubblicano e garantito l’osservanza della legalità e la temperatio del diritto. La legge finisce col mostrarsi disarmata se priva di uno sfondo di valori compatibili: il «moderatus et concors civitatis status» presuppone la temperatio iuris.
«Moderatio legis» - «temperatio iuris». Su alcuni passi del «de legibus» di Cicerone
D'ORTA, Maurizio
2000-01-01
Abstract
La fonte del diritto - il fons iuris - come idea, e come fenomeno di produzione del ius, nella visione ciceroniana racchiude significati che riconducono a una originaria fisicità della fonte e accezioni che ne valorizzano i caratteri simbolici, figurati. Lo si evince dalla lettura di de leg. 1.6.20. La questione posta al § 20, le origini del ius, presuppone, al § 19, la lunga celebrazione della legge: la legge è solennizzata quale «ratio summa, insita in natura» e connessa ai canoni del giusto e dell’ingiusto. I principi del diritto - teorizza Cicerone - si inverano nella «summa lex», nella legge suprema che non passa nel tempo, ma attraverso il tempo: questa è la legge «ante nata» che preesiste a qualsiasi legge scritta, a qualsiasi esperienza normativa, a qualsiasi civitas. Cicerone profonde ogni sforzo per allargare la portata dell’endiadi lex-libertas, per elevare la lex e la libertas, simbolicamente, a paradigma assoluto nell’aequitas: l’aequitas rappresenta il valore di coesione. Ma i tempi volgono in altro senso, consumano l’idea di libertas perché, oramai, eroso è il motivo di moderatio che ne costituiva il supporto: lo stesso motivo di moderatio che aveva inverato l’assetto repubblicano e garantito l’osservanza della legalità e la temperatio del diritto. La legge finisce col mostrarsi disarmata se priva di uno sfondo di valori compatibili: il «moderatus et concors civitatis status» presuppone la temperatio iuris.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.