Il richiamo che esercita la tematica della natura risulta coerente alla modernità, all’idea di progresso e alla costruzione del progresso. Il diritto si fa carico di questi motivi. Nel tradurli si avverte il fascino del passato, le remote ascendenze della teorica greca e romana, il patrimonio valoriale della dottrina cristiana, l’eco di una sapienza complessa a rivelarsi alla maggior parte degli uomini nascosta nelle pieghe della conoscenza. Se la natura, nelle consapevolezze più antiche, è totalità del deterministicamente necessario, la legge cemento di un ordine sedimentato dalla intesa umana, solo come leggi naturali esistono le leggi: queste descrivono una necessità dell’uomo che resta immune al fluire del tempo. Idea sorgiva del diritto naturale coesa nei nessi fondamentali. Da venire la progressione dell’idea, la distinzione di diritto naturale e diritto positivo. La cultura romana dell’ultima repubblica pone l’antitesi diritto naturale/diritto positivo attingendo a un pensiero coerente: le società umane postulano la varietà, e i tipi, di diritto positivo commisurando ad altrettante visuali di giustizia. Procedere dalla legge eterna e pervenire alla legge umana, per il tramite della legge naturale, significa muoversi lungo un crinale incidente sul piano della fisicità della legge (Cic., de leg. 1.6.20). In età severiana la giurisprudenza (Paolo, Ulpiano) definirà gli estremi del dibattito sul ius naturale. Riflesso della lex aeterna la lex naturalis risponde a un principio soggettivo di giustizia innato negli uomini: nel gergo agostiniano è lex intima mediante cui Dio interloquisce con la coscienza dell’uomo (Aug., Enn. in Ps. 57.1). Modernamente gli spazi del diritto naturale tendono a riaprirsi: il ritorno al tema della vita buona nella teorica giuridica e l’individuazione di valori di coesistenza significano attualità del vitale, vita in rerum natura. Il diritto naturale si ridistende nella storia pensato, pensabile, in termini di tempo.

La traccia del diritto naturale dai fondamenti classici alla tarda Antichità

D'ORTA, Maurizio
2012

Abstract

Il richiamo che esercita la tematica della natura risulta coerente alla modernità, all’idea di progresso e alla costruzione del progresso. Il diritto si fa carico di questi motivi. Nel tradurli si avverte il fascino del passato, le remote ascendenze della teorica greca e romana, il patrimonio valoriale della dottrina cristiana, l’eco di una sapienza complessa a rivelarsi alla maggior parte degli uomini nascosta nelle pieghe della conoscenza. Se la natura, nelle consapevolezze più antiche, è totalità del deterministicamente necessario, la legge cemento di un ordine sedimentato dalla intesa umana, solo come leggi naturali esistono le leggi: queste descrivono una necessità dell’uomo che resta immune al fluire del tempo. Idea sorgiva del diritto naturale coesa nei nessi fondamentali. Da venire la progressione dell’idea, la distinzione di diritto naturale e diritto positivo. La cultura romana dell’ultima repubblica pone l’antitesi diritto naturale/diritto positivo attingendo a un pensiero coerente: le società umane postulano la varietà, e i tipi, di diritto positivo commisurando ad altrettante visuali di giustizia. Procedere dalla legge eterna e pervenire alla legge umana, per il tramite della legge naturale, significa muoversi lungo un crinale incidente sul piano della fisicità della legge (Cic., de leg. 1.6.20). In età severiana la giurisprudenza (Paolo, Ulpiano) definirà gli estremi del dibattito sul ius naturale. Riflesso della lex aeterna la lex naturalis risponde a un principio soggettivo di giustizia innato negli uomini: nel gergo agostiniano è lex intima mediante cui Dio interloquisce con la coscienza dell’uomo (Aug., Enn. in Ps. 57.1). Modernamente gli spazi del diritto naturale tendono a riaprirsi: il ritorno al tema della vita buona nella teorica giuridica e l’individuazione di valori di coesistenza significano attualità del vitale, vita in rerum natura. Il diritto naturale si ridistende nella storia pensato, pensabile, in termini di tempo.
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