È solo con l’inizio dell’estate del 1943, dunque, che la guerra non si limita piú a sfiorare la città, ma la coglie in pieno, di sorpresa e impreparata; i salernitani rispondono come possono, abbandonandola in massa e rifugiandosi nei paesi della provincia. È l’inizio di un periodo di moral bombing: la strategia dei bombardamenti a tappeto delle città adottata per distruggere i nervi e far crollare il morale dei civili, determinando una costante apprensione per la propria sorte e una generale incertezza sul proprio futuro. Poco piú di due mesi separano il primo bombardamento dall’armistizio e dallo sbarco alleato; 80 giorni durante i quali la città vive come dimezzata: i bombardamenti e, piú spesso, gli allarmi aerei continuano a scandire la paura quotidiana; le proiezioni nei cinematografi, che proseguono insieme ai concerti bandistici la domenica mattina in villa comunale, segnano invece l’estremo e disperato desiderio di una “normalità” che non si intende abbandonare.

Arriva il nuovo prefetto de Dominicis, con lui ci sono Manlio Serio e Giovanni Cuomo

D'ANGELO, Giuseppe
2013

Abstract

È solo con l’inizio dell’estate del 1943, dunque, che la guerra non si limita piú a sfiorare la città, ma la coglie in pieno, di sorpresa e impreparata; i salernitani rispondono come possono, abbandonandola in massa e rifugiandosi nei paesi della provincia. È l’inizio di un periodo di moral bombing: la strategia dei bombardamenti a tappeto delle città adottata per distruggere i nervi e far crollare il morale dei civili, determinando una costante apprensione per la propria sorte e una generale incertezza sul proprio futuro. Poco piú di due mesi separano il primo bombardamento dall’armistizio e dallo sbarco alleato; 80 giorni durante i quali la città vive come dimezzata: i bombardamenti e, piú spesso, gli allarmi aerei continuano a scandire la paura quotidiana; le proiezioni nei cinematografi, che proseguono insieme ai concerti bandistici la domenica mattina in villa comunale, segnano invece l’estremo e disperato desiderio di una “normalità” che non si intende abbandonare.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11386/4023864
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