Partendo dai concetti di performance culturale e fenomeno liminoide messi a punto da Victor Turner, il saggio si propone di analizzare Hide and Seek (1854), il terzo romanzo di Wilkie Collins, che si configura come un catalogo degli intrattenimenti che la società vittoriana si concede nell’epoca in cui il tempo libero va progressivamente commercializzandosi. Sebbene non sia propriamente un romanzo sensazionale - il genere per cui Collins diventerà famoso negli anni ’60 dell’800 - Hide and Seek si ispira alle convenzioni del melodramma che, come afferma Peter Brooks, hanno molto influito sulla narrativa del XIX secolo. E, come un melodramma, s’incentra sulla scoperta delle origini segrete di Mary Grice, una bambina sordomuta che si esibisce nel circo Jubber. Tuttavia, sebbene il romanzo faccia leva sul sentimentale e sul patetico, Collins guarda al circo e al music hall per conferire un tocco comico alla sua opera: egli infatti punteggia la narrazione di numeri circensi, che si rivelano riflessivi nel senso che Turner dà al termine. Questi creano nel disegno complessivo dell’intreccio altrettante diversioni dalla linea principale della storia, istituendo una singolare dinamica narrativa tra nuclei e satelliti, in cui l’elemento carnevalesco ostacola e ritarda lo scioglimento del mistero, al quale, invece, la logica della romanzo “borghese” tende.

Strategie del patetico e interludi circensi in Hide and Seek di Wilkie Collins

DE GIOVANNI, Flora
2013

Abstract

Partendo dai concetti di performance culturale e fenomeno liminoide messi a punto da Victor Turner, il saggio si propone di analizzare Hide and Seek (1854), il terzo romanzo di Wilkie Collins, che si configura come un catalogo degli intrattenimenti che la società vittoriana si concede nell’epoca in cui il tempo libero va progressivamente commercializzandosi. Sebbene non sia propriamente un romanzo sensazionale - il genere per cui Collins diventerà famoso negli anni ’60 dell’800 - Hide and Seek si ispira alle convenzioni del melodramma che, come afferma Peter Brooks, hanno molto influito sulla narrativa del XIX secolo. E, come un melodramma, s’incentra sulla scoperta delle origini segrete di Mary Grice, una bambina sordomuta che si esibisce nel circo Jubber. Tuttavia, sebbene il romanzo faccia leva sul sentimentale e sul patetico, Collins guarda al circo e al music hall per conferire un tocco comico alla sua opera: egli infatti punteggia la narrazione di numeri circensi, che si rivelano riflessivi nel senso che Turner dà al termine. Questi creano nel disegno complessivo dell’intreccio altrettante diversioni dalla linea principale della storia, istituendo una singolare dinamica narrativa tra nuclei e satelliti, in cui l’elemento carnevalesco ostacola e ritarda lo scioglimento del mistero, al quale, invece, la logica della romanzo “borghese” tende.
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